Space l’app di ACI che utilizza dati non suoi

Proprio ieri mi sono imbattuto in questa notizia:
Aci presenta Space, l’app gratuita per avere l’auto sottocontrollo
http://www.sicurauto.it/news/aci-presenta-space-lapp-gratuita-per-avere-lauto-sottocontrollo.html

In particolare mi ha incuriosito il servizio Infotarga:

“Infotarga è un interessante servizio informativo, inserendo la targa di qualunque veicolo è possibile accedere ai suoi dati tecnici e commerciali (cilindrata, potenza, marca, modello, serie e versione). Informazioni importanti quando si deve acquistare un mezzo usato, accertandosi in tempo reale se risulta rubato o radiato dal P.R.A., inoltre è possibile conoscere il costo del passaggio di proprietà, quello del Bollo o i costi di gestione.”

Francamente ho subito pensato ad un errore del giornalista, com’era possibile che mi permettessero di visualizza tante informazioni su un’auto non mia?

Così ho scaricato e installato l’app e questi sono i dati che ho potuto visualizzare a seguito di una semplice registrazione:

Tutto bene no? No, anche no.
Io un problemino lo vedo, vediamo di capirlo.

I dati del PRA sono pubblici e non puoi farci un uso privato

ACI confeziona una bella app (è la moda del momento) che permette al cittadino di conoscere il mondo ACI e usufruire di una serie di servizi, alcuni dei quali riservati ai soci:
Con Around Me, visualizza i Punti (di servizio) ACI e gli sconti ACI.
Con SOS, ti chiama il carroattrezzi ACI, il medico convenzionato ACI e pure l’idraulico ACI.

Tutto bene? Si fino a qui.
Poi però ci infila dentro anche il servizio Infotarga, che può funzionare solo attraverso i dati del PRA.

Sappiamo tutti che, per il successo (o fallimento) di qualsiasi app, sono determinanti i dati che riesci a rendere “utili” per il cittadino.
Gli App-store sono pieni di app bellissime ma inutili (e quindi non scaricate o disinstallate dopo pochi utilizzi).

ACI sta utilizzando i dati del PRA per inserire nella propria app un’utilità, che nessuno ha, e spingere quindi tutti gli altri servizi targati ACI.

Ma i dati memorizzati nel PRA NON sono di ACI, ma dello Stato Italiano (di tutti noi).

ACI dovrebbe utilizzare le proprie indiscusse competenze tecniche per permettere, a chiunque abbia sviluppato un’app per la mobilità, di accedere e interfacciarsi con i dati del PRA.

Infatti un utilizzo diffuso dei dati rappresenta un volano per lo sviluppo della società dell’informazione e in generale un’opportunità per tutto il mondo dell’automotive.
Al contrario, un utilizzo monopolistico, serve solo a schiacciare e comprimere la possibile concorrenza.

ACI vuoi farti l’app? Bene, benissimo, ma non utilizzare i dati del PRA.

Il brand fondamenta per il successo delle nostre imprese

Questo post è stato pubblicato per la prima volta sulla newsletter “Goooood morning Sermetra!” il 15/02/2017.

Se dobbiamo comprare degli spaghetti ci verranno in mente Barilla, De Cecco, Voiello.
Se vogliamo comprare un’auto da città penseremo a FIAT, Volkswagen, Smart.

Ognuno di noi ha, nella propria testa, una scala di preferenze che ci indirizzeranno a scegliere il prodotto preferito, ma anche a ripiegare sul secondo o sul terzo se sono in offerta o manca il primo.

Come si modifica questo “podio” scritto nelle testa delle persone? In un modo solo, con la pubblicità.
“Dove c’è Barilla… ” tutti noi abbiamo completato la frase. Com’è possibile?

Semplicemente perchè sono molti anni che Barilla ci ripete questo messaggio.
Il segreto è tutto qui, ripetere, ripetere, ripetere e ancora ripetere sempre e solo lo stesso messaggio.

E non dobbiamo pensare solo agli spot televisivi, il tuo messaggio deve essere sempre lo stesso anche in radio, sui volantini distribuiti porta/porta, nel contenitore del tuo prodotto/servizi, nello stile del tuo negozio.

Ma qual è questo benedetto messaggio che devo ripetere fino alla nausea? Il marketing ci insegna che è necessario dire:

  • Chi sei
  • Cosa ti differenzia dagli altri (presenti sul podio)

Ma veniamo a noi e alle nostre imprese.
Qual è il podio delle pratiche auto? Non è difficile capire che ci sono solo 2 brand e noi (per ora) siamo secondi.
E non venitemi a dire che ce ne sono altri, le varie software-house che forniscono servizi (purtroppo anche ai nostri soci) NON sono brand. Chi confronta i servizi di queste imprese con Sermetra sta confrontando le mele con le pere.

Torniamo al brand.
“Santa Sermetra guidaci tu, al bollo auto…” siamo riusciti a completarla? Io tutta, ma anche molti miei clienti.

Non è poi così difficile entrare nella testa delle persone ma è necessario che tutti (non solo gli spot alla radio) ripetano lo stesso messaggio: Noi siamo Sermetra.
E visto che non possiamo essere su RTL tutti i giorni è necessario sfruttare tutte le altre occasioni per confermare e rafforzare il messaggio.
Hai visto l’insegna del mio ufficio? Hai visto le locandine che espongo?
Hai visto i volantini che distribuisco localmente?
Hai visto il mio sito? E la mia pagina Facebook?
Hai visto la firma sulle mie Email, il mio calendario, il porta-documenti, il mio biglietto da visita?

La parola brand deriva dall’abitudine, negli USA, di marchiare le vacche per distinguerle le une dalle altre.
Ora fatevi una domanda: Qual è il solo ed unico brand che può dire chi sei e distinguerti dall’altra (vacca) competitor per portarti alla prima posizione?

 

E’ una questione personale!
Ho l’obbligo di ricordarti che le opinioni espresse non rispecchiano necessariamente le opinioni e le scelte del C.d.A. di Sermetra S.Cons.p.A.

Dobbiamo dirlo noi!

Questo post è stato pubblicato per la prima volta sulla newsletter “Goooood morning Sermetra!” il 20/07/2016.

Ormai è chiaro a tutti che questa è l’era dell’informazione, l’ homo sapiens ha letteralmente in mano l’intera conoscenza umana.

Ma prendendo a prestito una massima di William Gibson: «Il futuro è già qui: è solo distribuito male», possiamo dire che «L’informazione è già qui: è solo in mano ad una marea di incompetenti».

Chi può (e deve) parlare di pratiche auto, di bolli auto e di Sportello Telematico se non noi? Eppure non lo stiamo facendo o almeno non nel modo che vorrei io.

Come si fa il passaggio di proprietà fai da te?

Qualcuno potrebbe ritenere che non spetta a noi rispondere a questa domanda, che non saremo noi a rendere più facile la vita al privato fai da te. Ma è un errore.

Torniamo al principio, l’informazione è già qui, se non rispondiamo noi alle domande delle persone, semplicemente lo farà (e già lo fa) qualcun altro.
E noi avremo solo perso l’occasione di proporre la nostra alternativa valida e conveniente.

Quindi, come è mio uso, cercherò di mostrare un possibile scenario.

Mario effettua una ricerca su Google per fare il suo passaggio di proprietà in comune.
Trova un sito (non è magia è SEO) che gli mostra un video che spiega come si compila correttamente l’atto di vendita.
Mario è positivamente impressionato dalla qualità della risorsa (certamente hanno speso soldi!) e curiosa sul sito per capire meglio.

Scopre che esistono molte risorse, testi, video e infografiche che illustrano come fare “da se” qualsiasi pratica automobilistica.
La qualità è molto elevata, così come la profondità che si può raggiungere per capire singoli aspetti del passaggio di proprietà, come il fermo amministrativo.
Mario si rende conto che non è così facile come sembra, ma per sua fortuna sulla parte destra del monitor gira la pubblicità di un’agenzia, proprio sotto casa sua, con il prezzo “finito” (e conveniente) proprio della sua pratica.

A questo punto Mario deve decidere se continuare a leggere e comprendere tutte quelle nozioni che lo metteranno al riparo da eventuali guai oppure se cliccare sul tasto CHIAMA ORA e parlare con il titolare dell’agenzia sotto casa tua.
Inoltre cliccando sulla cartina il navigatore del proprio smartphone lo conduce dritto all’agenzia.

Molti “Mario” decideranno di proseguire con il fai da te, ma altri accetteranno l’offerta proposta.

Andiamo a creare una proposta valida in quanto coerente con la ricerca e fattibile per le distanze.
Con il tempo saremo in grado di sapere qual’è la soglia di prezzo che genera click (in un determinato luogo/tempo) e quale invece è così alta da non generare nessuna azione.

In pratica saremo in grado di fornire, alla singola agenzia, qual’è il suo prezzo massimo che potrebbe spuntare per quella specifica pratica, in relazione al luogo (distanza dalla PA), ai prezzi dei concorrenti ed al tempo (a fine luglio o sotto Natale).

Io credo che questo diventerà l’unico modo per ingaggiare l’homo sapiens del 2016 e dei prossimi anni.

Siamo pronti a dire come si fa?

E’ una questione personale!
Ho l’obbligo di ricordarti che le opinioni espresse non rispecchiano necessariamente le opinioni e le scelte del C.d.A. di Sermetra S.Cons.p.A.

L’auto potrebbe rinunciare (non solo) al conducente

Questo post è stato pubblicato per la prima volta sulla newsletter “Goooood morning Sermetra!” il 13/05/2016.

Sermetrini!

Prendo spunto da questo articolo per aggiungere un 12esimo punto:
http://www.economyup.it/innovazione/4306_fca-google-11-cose-da-sapere-sull-auto-senza-pilota.htm

L’auto che si guida da sola procede spedita, essenzialmente per questi due vantaggi: La promessa di maggiore sicurezza sulle strade e di premi di assicurazione più convenienti.

Una driveless car non funzionerà grazie alla tecnologia satellitare, ma avrà bisogno di una rete (Internet o altra), che gli permetta di scambiare dati con gli altri veicoli.

E’ probabile quindi che da oggi (le auto del 2016) al futuro (auto completamente driveless) assisteremo alla nascita di ibridi a conduzione umana ma connessi alla rete.
Un kit per l’upgrade permetterà anche la conversione delle automobili già in circolazione.

Ma un oggetto sulla rete è unico e identificabile! (l’attuale MAC Address delle schede di rete)
Anche le auto, proprio perché presenti in rete, diventeranno oggetti unici e senza la necessità di “essere rappresentati” da un documento (anche digitale) o da una targa.

Quindi l’auto del futuro perderà non solo il conducente, ma anche i documenti e le targhe.

Lo STA non andrà a lavorare documenti che identificano un’auto, ma lavorerà l’auto stessa (il suo ID sulla rete) abbinandolo alla persona che ne assume la responsabilità.
In sostanza lo STA collegherà o scioglierà oggetti presenti su database diversi presenti in rete (Motorizzazione/Anagrafe/Ania/Entrate).

 

E’ una questione personale!
Ho l’obbligo di ricordarti che le opinioni espresse non rispecchiano necessariamente le opinioni e le scelte del C.d.A. di Sermetra S.Cons.p.A.

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Ne parliamo sul gruppo Facebook PraticaMente Laboratorio di idee per lo STA:
https://www.facebook.com/groups/1379174348766807/

La speranza è di incoraggiare i consulenti automobilistici a condividere nuove idee ed esperienze per stimolare il pensiero e fare emergere le idee migliori.

I dati sono lo strumento non l’obbiettivo

Questo post è stato pubblicato per la prima volta sulla newsletter “Goooood morning Sermetra!” il 12/04/2016.

Volevo segnalarvi questo interessante articolo che riassumo per i più pigri:

Informatica: i dati prima di tutto, pronti per l’Era dell’Engagement
https://www.digital4.biz/executive/news/informatica-i-dati-prima-di-tutto-pronti-per-l-era-dell-engagement_43672155059.htm

La convergenza di mobile, social e cloud computing ha dato vita alla cosiddetta “data revolution”, e oggi le aziende devono utilizzare questa comprensione, che deriva loro dai dati, per connettersi con i clienti attraverso un’unica modalità.

L’innovazione è guidata da una serie di tecnologie uniche e travolgenti. Analytics, Cloud e Mobile stanno generando nuove opportunità in ogni settore merceologico. Ad alimentare tutti questi trend tecnologici ci sono i DATI: il cuore di ogni nuova applicazione, al centro di ogni nuovo gadget e di ogni nuovo prodotto.

Ci stiamo muovendo verso un mondo dove i dati sono al centro di tutto. Dove i dati sono il business. Dove i dati definiscono la nostra comprensione di un mondo complesso e sempre più interconnesso. Ogni giorno, raccogliamo più dati del giorno precedente, più dati da transazioni di business, più dati da interazioni umane, più dati macchina. E tutto questo sta influenzando molti aspetti della nostra vita come mai prima d’ora.

Siamo solo all’inizio di una rivoluzione culturale: l’Era dell’Engagement!

Di cosa parliamo quando parliamo di #Engagement
http://marcominghetti.nova100.ilsole24ore.com/2012/08/08/di-cosa-parliamo-quando-parliamo-di-engagement/

“Engagement”, termine inglese che in prima battuta potremmo tradurre con “coinvolgimento attivo e appassionato”.
L’Engagement richiede una connessione emotiva tra una marca o una organizzazione e un individuo. E’ per questo che a me piace di più definirlo Amore (Engagement in inglese significa anche “fidanzamento”).

Un pubblico “ingaggiato” è un must per qualsiasi organizzazione. Ma l’impegno (come l’amore) è una scelta personale. La gente sceglie di “ingaggiarsi” e queste scelte determinano attenzione, simpatia ed infine acquisti.

Nel Regno Unito, ci sono più utenti di Twitter che lettori di giornali. Sono più i video caricati in 60 giorni su YouTube, di quelli prodotti dalle tre principali reti televisive degli Stati Uniti in 60 anni, Facebook si avvicina un miliardo di utenti attivi: insomma è chiaro che le persone sono estremamente impegnate (engaged) le une con le altre, ma sono davvero disposte ad “impegnarsi” con marchi e imprese?

Il che conduce ad altri interrogativi quali: cosa spinge le persone a trascorrere del tempo e ad impegnare sforzi ed energie su alcune cose e non su altre? Perchè ci sentiamo più “ingaggiati” dalle vicende dei gattini che appaiono su YouTube che dalle rivolte contro le dittature in Medio Oriente?

Ecco io credo che sarà proprio questo il compito più difficile al quale è chiamato il nuovo organo amministrativo di Sermetra Holding (ma anche della Consortile).
Il problema non è vendere LeonardoNet (è un software innovativo e si venderà da solo).
Il problema sarà fare innamorare i clienti dei servizi erogati dalle nostre agenzie, interpretando correttamente la mole di dati che andremo presto a incamerare.

Però partiamo già con il piede giusto, infatti nel piano industriale (visibile sul sito servizi) a pagina 11 è possibile leggere:

1.e Sfruttare le opportunità della gestione dei dati …L’obbiettivo pertanto è quello di “estrarre valore” dai dati per metterlo a leva sulla rete.

Chiudo con la definizione del New York Times di Civic-Engagement e vi prego di notare quanto è perfettamente aderente al nostro mondo “UNASCA(valori) Sermetra(abilità) Centro Studi(conoscenze)”:

Civic Engagement significa lavorare per fare la differenza nella vita civile delle nostre comunità e sviluppare la combinazione di conoscenze, abilità, valori e motivazioni che produce quella differenza. Significa promuovere la qualità della vita in una comunità, attraverso processi politici e non-politici.

Data is potential > Falling in love with Sermetra

E’ una questione personale!
Ho l’obbligo di ricordarti che le opinioni espresse non rispecchiano necessariamente le opinioni e le scelte del C.d.A. di Sermetra S.Cons.p.A.

Le persone decidono se farsi un “footie”

Questo post è stato pubblicato per la prima volta sulla newsletter “Goooood morning Sermetra!” il 04/03/2016.

Voglio segnalarvi il progetto Why We Post:
http://www.wired.it/internet/social-network/2016/02/29/why-we-post-come-usiamo-social-media/

Quello che emerge in modo chiaro dalla ricerca è che “contrariamente al credo comune, i social media non ci stanno rendendo più narcisisti o individualisti: al contrario stanno rafforzando il nostro senso di comunità e famiglia“, spiega a Wired Nicolescu.

Comincio dalla fine (come fanno i bravi giornalisti), per chiedervi di leggere questo post senza i pregiudizi che spesso si sentono in giro: “I social isolano, violano la nostra privacy, è solo tempo perso”.

Il progetto ha avuto una durata di 15 mesi, spesi in giro per il mondo da un team di antropologi. Scopo finale della ricerca era guardare agli usi peculiari delle piattaforme social che vengono attuati in questi luoghi e il modo in cui le persone hanno inventato nuovi usi, connessi alle proprie esigenze sociali.

I risultati sono vastissimi e hanno a che vedere con dieci diversi ambiti di applicazione e utilizzo dei social media, come l’educazione, la privacy, l’utilizzo delle immagini, la relazione tra offline e online e il coinvolgimento politico delle persone.

Alcuni aspetti interessanti sono:

  • I social media non ci rendono più soli
  • In Cina le persone vedono i social media come la prima vera esperienza di privacy della loro vita
  • In Cile è diffusa la pratica di scattarsi “footie”, selfie che ritraggono i piedi degli autori in contesti di riposo (questo è il mio preferito)

La mole di risultati indica chiaramente come siano le persone a plasmare gli usi della tecnologia e non il contrario. “Guardando tutti i luoghi in cui abbiamo realizzato “Why We Post””, spiega ancora Nicolescu, “possiamo vedere come non sono i servizi che fanno qualcosa per essere adottati, ma sono al contrario le persone che decidono quali servizi si adattano meglio ai loro bisogni e se ne appropriano di conseguenza”.

Questo è il punto che deve interessare il consulente automobilistico: Le persone decidono quali servizi si adattano meglio ai loro bisogni.

Quindi come facciamo a sapere se le persone apprezzeranno il nostro nuovo servizio e le modalità con le quali viene erogato?
Purtroppo non ci sono scorciatoie, c’è un solo modo: Mettere a disposizione diversi servizi con diverse modalità di erogazione/utilizzo/pagamento.
Utilizzare approcci on-line, ma anche off-line oppure misti on-line con fruizione off-line.

In sostanza, per ogni nuova idea è necessario realizzare/misurare, quindi modificare qualcosa (metodo, pagamento ecc.) e misurare ancora. Ripetere il ciclo fino ad ottenere la migliore risposta dai clienti.

Naturalmente è impossibile sperimentare senza avere a disposizione una piattaforma (non necessariamente social) diffusa, omogenea e condivisa dove sono presenti operatori, cliente e oggetti dei servizi (veicoli, patenti ecc.).

 

E’ una questione personale!
Ho l’obbligo di ricordarti che le opinioni espresse non rispecchiano necessariamente le opinioni e le scelte del C.d.A. di Sermetra S.Cons.p.A.

Il pandoro Melegatti, Scanu e Santa Sermetra

Questo post è stato pubblicato per la prima volta sulla newsletter “Goooood morning Sermetra!” il 30/12/2015.

Sermetrini,

vi segnalo questo interessante articolo sul brand (alimentare):
Melegatti può essere salvata mentre distrugge il suo brand?
http://brandpositioningitalia.com/melegatti-puo-essere-salvata-mentre-distrugge-il-suo-brand/

Per farla breve:
Melegatti è stata molto criticata (e derisa) per la produzione di una “special edition” del Pandoro con il volto di Valerio Scanu.

Dovete sapere che nel 1894 Domenico Melegatti riceve il brevetto per la produzione del Pandoro.
Il Pandoro versione “Scanu” di colpo perde sia la forma tipica della confezione, perde il blu caratteristico e perde il bordo dorato. Anche il logo diviene piccolissimo e quasi invisibile.
Nel contempo emerge enorme la foto di Valerio Scanu in una posa improbabile, con un braccio ricoperto di stelline dorate.

Se c’è una cosa che non bisognerebbe MAI fare quando si parla di marketing è proporre campagne che danneggino il brand o che comunichino messaggi non in linea con il posizionamento aziendale.
Melegatti non è “Giovane”, “Simpatico”, “Moderno”, “Street”, “Volgarotto” ecc…
Melegatti è IL Pandoro tradizionale. Fine.

Perchè vi racconto questo?
Per evidenziare come qualsiasi marchio più o meno noto ha impresso una propria immagine nel cliente/consumatore.
Qualche volta le imprese si sforzano o credono di poter cambiare questa immagine ma, come avete letto sopra, con il risultato o di fare un buco nell’acqua oppure di farsi male da soli.

Ma qual’è l’immagine di Sermetra presso i suoi/nostri clienti?

Facciamo un passo indietro
Ormai 15 anni fa usciva un film diretto da Steven Spielberg
A.I. – Intelligenza artificiale
https://it.wikipedia.org/wiki/A.I._-_Intelligenza_artificiale

Chi lo ha visto si ricorderà che il piccolo David (un robot dalle sembianze di bambino) attraverso un protocollo di imprinting si legava per sempre alla persona che lo pronunciava.

L’imprinting era irreversibile, esattamente come lo è l’immagine che i nostri clienti si fanno di un brand.
Ora, a qualche associato non piace l’immagine di Sermetra, magari vorrebbe maggiore rigore e serietà (non siamo agenzie ma studi di consulenza!).
Ma volenti o nolenti, dieci anni fa il piccolo Luca ha sussurrato (o meglio ha cantato) soavi parole ai nostri clienti e da quel giorno, un gruppo di imprenditori indipendenti, ha avuto la stessa immagine, chi indovina quale?

Buon anno!

E’ una questione personale!
Ho l’obbligo di ricordarti che le opinioni espresse non rispecchiano necessariamente le opinioni e le scelte del C.d.A. di Sermetra S.Cons.p.A.

Santa Sermetra sulla prua di una nave

Questo post è stato pubblicato per la prima volta sulla newsletter “Goooood morning Sermetra!” il 12/02/2015.

Anche questa mattina il sito servizi mi ricorda che è arrivata una nuova locandina. Ma a che mi serve?

In fondo il brand è una cosa immateriale, non vale la pena perderci tempo, meglio continuare con il mio logo generico che non dice nulla di me (se non il mio nome).

Ma siamo proprio sicuri? Probabilmente se hai tempo e voglia di leggere fino alla fine scoprirai perché la santa appesa alla nave può farmi vendere più pratiche.

Che cos’è la brand identity?
La brand identity è la comunicazione visiva che fa capire ai tuoi potenziali clienti chi sei, che lavoro fai e come lo fai. Deve essere capace di renderti diverso dalla tua concorrenza, di creare un ricordo in chi lo vede, e ovviamente di rappresentare ciò che fai, puoi fare e farai, per i tuoi clienti.

Perché dovrebbe farmi vendere più pratiche?
Facciamo un esempio pratico. Compriamo un tavolo!

Come funzionava il vecchio branding
Tu azienda hai un prodotto, fai un po’ di pubblicità, intercetti il tuo cliente e il tuo scopo è vendergli quel tavolo (e al massimo un secondo tavolo quando Mariuccia si sposa). Il cliente lo compra, si trova bene, è contento, perché ottiene quello che voleva: un tavolo di qualità, ben fatto, rassicurante. Quel tavolo dice delle cose di sé, e del suo brand.

Come funziona il nuovo branding 2.0
Io adesso sto cercando un nuovo tavolo da pranzo per le feste con i miei amici. Secondo te come la cerco? Su Pinterest, in puro stile 2.0. Vado lì e mi rifaccio gli occhi con immagini di ambientazioni stupende (e anche un po’ irreali). Piano piano ho identificato il mio tavolo ideale, in puro stile nordico. Perché? Perché dice delle cose di me, che ho buon gusto, che sono in linea con i trend di arredamento 2015, che non mi accontento del primo tavolo che passa, anche se solido. Non ho solo bisogno di un tavolo: ho bisogno che quel tavolo comunichi ciò che sono – e non sono.

Il mio nuovo tavolo deve “mantenere la promessa di accrescere il mio valore”.
Se vendi qualcosa oggi, sappi che la gente ti comprerà (e parlerà di te) sulla base di quanto associarsi al tuo brand aumenta la propria percezione di valore. In base a cosa quel prodotto le aiuterà a dire di sé (e non di te, che glielo vendi). E quindi, è su questa promessa, e non sulla solidità del legno, che devi costruire la tua comunicazione.

Semplice? Si.
Non c’è differenza tra vendere tavoli tutti uguali o vendere servizi tutti uguali, se vogliamo essere scelti al posto della più vicina delegazione di ACI dobbiamo comunicare chiaramente:

  • Che siamo diversi da ACI
  • Che siamo più fighi di ACI e quindi se fai la pratica da noi sarai un po’ più figo anche tu.

E questo il tuo logo e la tua immagine coordinata NON può farlo.

Il post è un libero riadattamento di questo articolo:
http://cpiub.com/2015/10/branding-del-mio-tavolo-pranzo/

E’ una questione personale!
Ho l’obbligo di ricordarti che le opinioni espresso non rispecchiano necessariamente le opinioni e le scelte del C.d.A. di Sermetra S.Cons.p.A.

Elezione del Presidente dell’ACI per il quadriennio 2017-2020

Questo post è stato pubblicato per la prima volta sul forum-studi di UNASCA il 29/09/2016.

Gentili colleghi, ho dato un’occhiata curiosa al programma del probabile nuovo (vecchio) presidente di ACI.

Premesso che un “programma” non è Vangelo ed è probabile pure che si tengano qualche asso nella manica, volevo fare un paio di considerazioni su quello che leggo.

1 Il PRA è l’architrave su cui necessariamente appoggiare l’intero sistema ACI
Qualche anno fa ACI avrebbe giurato e spergiurato che il PRA, per loro, è solo un servizio per la collettività e che c’erano mille ragioni per non chiuderlo (il personale, le agenzie brutte e cattive, le garanzie per il sistema) ma certamente che non era per salvare l’ACI.
Evidentemente ora hanno deciso che è inutile nascondere questa simmetria tra l’esistenza del PRA e dell’ACI.

2 La selezione delle delegazioni passa attraverso un percorso di affiancamento commerciale, formazione permanente e aggiornamento professionale
Non che in passato ACI si sia limitato a ricoprire un ruolo di polo telematico o franchising commerciale, ma questa “selezione” legata alla fruizione di eventi mi sembra una novità spiacevole (per le delegazioni).

3 L’utilizzo della tessera, fisica o virtuale, dovrà diventare un’abitudine costante del socio
La tessera virtuale strizza l’occhio ai modelli social, al giorno d’oggi è una via obbligata.
Mi spaventa un po’ il fatto che, già ora, molti soci ACI non sanno neppure di essere soci (oppure sono morti senza avvisare ACI). La tessera virtuale potrebbe aprire la porta ad una lievitazione innaturale di soci.

4 Candidare il socio ad una possibile condizione di “Socio per sempre”
Dopo la chiesa (con il matrimonio) probabilmente sono gli unici che ambiscono a tanto.

5 Rendere l’immagine più “friendly”. Fortificare la cultura del “Gruppo”. Il lavoratore deve comprendere di essere il primo testimonial del nostro marchio. Dobbiamo veicolare messaggi positivi sul mondo ACI
Ecco questi sono i motivi per i quali ACI (primo o poi) fallirà.
Il gruppo, l’appartenenza, i valori non possono essere solo chiacchiere o messaggi da spingere verso il socio.
Se i tuoi delegati sono solo clienti, se i tuoi soci non hanno ancora capito perché rinnovano la tessera, se l’automobilista non ha ancora capito se stai dalla sua parte o se vuoi solo salvare la baracca (il PRA), non avrai vita lunga.

Speriamo.

PraticaMente – Laboratorio di idee per lo STA

Questo post è stato pubblicato per la prima volta sul forum-studi di UNASCA il 11/05/2016.

Colleghi,

volevo segnalarvi questa mia iniziativa su Facebook:
https://www.facebook.com/groups/1379174348766807/

Perché un laboratorio di idee per lo STA?

Cominciamo con dire che, ai nostri scopi, voglio considerare lo Sportello Telematico dell’Automobilista come quel luogo dove il cittadino/automobilista trova una risposta immediata alle pratiche del proprio veicolo, della patente e dei tributi ad essi collegati.

Allarghiamo quindi i servizi tradizionali dello STA (disciplinati dal DPR 358/2000) andando ad includere tutti quelli del Centro Servizi Motorizzazione, quelli erogati tramite ilportaledellautomobilista, quelli di pagamento dei tributi (Tasse Auto) e i servizi assicurativi.
In sostanza tutti i servizi “telematici” erogati da un moderno Studio di Consulenza Automobilistica.

Internet (e Facebook) è piena di siti e portali che trattano le nuove tecnologie, sia quelle di più rapida attuazione, sia quelle che si manifesteranno in un futuro più remoto.

Il lavoro di questo gruppo dovrebbe essere quello di evidenziare quale tecnologia potrà essere calata nelle procedure dello STA ed in che modo potrebbe contribuire ad elevare il valore restituito al cliente.

La speranza è di incoraggiare i consulenti automobilistici a condividere nuove idee ed esperienze per stimolare il pensiero e fare emergere le idee migliori.

Iniziamo col parlare di questa provocazione:
L’auto potrebbe rinunciare (non solo) al conducente

Cosa aspetti? Iscriviti al gruppo!