Anche nel regno del cazzeggio funzionano le risposte dannatamente serie!

Mi rifaccio a questo articolo:
Consumers Aren’t Looking to Buy From Brands That Are “Cool” on Social
https://sproutsocial.com/insights/data/q2-2017/

che prova a rispondere alle seguenti domande sulla presenza dei brand sui social:

  • Cosa vogliono trovare i consumatori sui social?
  • Dove vogliono trovarlo?
  • In quale forma?
  • E se poi non faccio ridere?
  • Ma poi è così importante essere cool?

Ma partiamo dall’inizio,
Cosa vogliono trovare i consumatori sui social?

La maggioranza dei consumatori acquista da brand che sono onesti (86%), utili (78%) e amichevoli (83%).
Ora, dando per scontato che l’onestà sia uno dei valori fondanti della cultura aziendale (e per Sermetra è così), i dati ci dicono che bisogna essere utili con un tono amichevole.
L’utilità passa necessariamente dal fornire risposte serie e professionali.

Dove vogliono trovarlo?

Qui non c’è storia per nessuno (neppure per YouTube!); l’83% dei consumatori desidera vedere la personalità del brand su Facebook.

Con quale forma?

La soluzione sembra quella di usare i video per rispondere alle domande e instaurare una conversazione (rapida).
Parla con il tuo pubblico nel modo in cui il tuo pubblico ti parla e fornisci loro quello che cercano, non quello che vorresti fornirgli tu.

E se non faccio ridere?

Un messaggio divertente, se non è interessante e sopratutto rilevante, può rapidamente scivolare nel fastidioso. Questo è un grosso problema quando il 51% dei consumatori sostiene che smetterebbe di seguire un marchio che li ha infastiditi.

Ma poi è così importante essere cool?

Sembrerebbe di no se è vero che il mondo dei servizi non è classificato neppure tra le prime 10 industrie dove i consumatori amano vedere la personalità dei brand.
Rispondere alle domande, inviare offerte/promozioni, postare contenuti educativi sembra essere molto più importante che essere divertenti.

Conclusioni
La ricetta sembra essere un po’ questa:

  1. Ascolta i tuoi clienti
  2. Prepara dei video che danno risposte utili e professionali alle loro domande ma con un tono amichevole
  3. Posta il tutto su facebook
  4. Rispondi velocemente alle ulteriori richieste

Concentrati sulle vincite che durano dando ai consumatori ciò che vogliono: Comportamenti e contenuti onesti, utili e amichevoli.

Il brand fondamenta per il successo delle nostre imprese

Questo post è stato pubblicato per la prima volta sulla newsletter “Goooood morning Sermetra!” il 15/02/2017.

Se dobbiamo comprare degli spaghetti ci verranno in mente Barilla, De Cecco, Voiello.
Se vogliamo comprare un’auto da città penseremo a FIAT, Volkswagen, Smart.

Ognuno di noi ha, nella propria testa, una scala di preferenze che ci indirizzeranno a scegliere il prodotto preferito, ma anche a ripiegare sul secondo o sul terzo se sono in offerta o manca il primo.

Come si modifica questo “podio” scritto nelle testa delle persone? In un modo solo, con la pubblicità.
“Dove c’è Barilla… ” tutti noi abbiamo completato la frase. Com’è possibile?

Semplicemente perchè sono molti anni che Barilla ci ripete questo messaggio.
Il segreto è tutto qui, ripetere, ripetere, ripetere e ancora ripetere sempre e solo lo stesso messaggio.

E non dobbiamo pensare solo agli spot televisivi, il tuo messaggio deve essere sempre lo stesso anche in radio, sui volantini distribuiti porta/porta, nel contenitore del tuo prodotto/servizi, nello stile del tuo negozio.

Ma qual è questo benedetto messaggio che devo ripetere fino alla nausea? Il marketing ci insegna che è necessario dire:

  • Chi sei
  • Cosa ti differenzia dagli altri (presenti sul podio)

Ma veniamo a noi e alle nostre imprese.
Qual è il podio delle pratiche auto? Non è difficile capire che ci sono solo 2 brand e noi (per ora) siamo secondi.
E non venitemi a dire che ce ne sono altri, le varie software-house che forniscono servizi (purtroppo anche ai nostri soci) NON sono brand. Chi confronta i servizi di queste imprese con Sermetra sta confrontando le mele con le pere.

Torniamo al brand.
“Santa Sermetra guidaci tu, al bollo auto…” siamo riusciti a completarla? Io tutta, ma anche molti miei clienti.

Non è poi così difficile entrare nella testa delle persone ma è necessario che tutti (non solo gli spot alla radio) ripetano lo stesso messaggio: Noi siamo Sermetra.
E visto che non possiamo essere su RTL tutti i giorni è necessario sfruttare tutte le altre occasioni per confermare e rafforzare il messaggio.
Hai visto l’insegna del mio ufficio? Hai visto le locandine che espongo?
Hai visto i volantini che distribuisco localmente?
Hai visto il mio sito? E la mia pagina Facebook?
Hai visto la firma sulle mie Email, il mio calendario, il porta-documenti, il mio biglietto da visita?

La parola brand deriva dall’abitudine, negli USA, di marchiare le vacche per distinguerle le une dalle altre.
Ora fatevi una domanda: Qual è il solo ed unico brand che può dire chi sei e distinguerti dall’altra (vacca) competitor per portarti alla prima posizione?

 

E’ una questione personale!
Ho l’obbligo di ricordarti che le opinioni espresse non rispecchiano necessariamente le opinioni e le scelte del C.d.A. di Sermetra S.Cons.p.A.

I dati sono lo strumento non l’obbiettivo

Questo post è stato pubblicato per la prima volta sulla newsletter “Goooood morning Sermetra!” il 12/04/2016.

Volevo segnalarvi questo interessante articolo che riassumo per i più pigri:

Informatica: i dati prima di tutto, pronti per l’Era dell’Engagement
https://www.digital4.biz/executive/news/informatica-i-dati-prima-di-tutto-pronti-per-l-era-dell-engagement_43672155059.htm

La convergenza di mobile, social e cloud computing ha dato vita alla cosiddetta “data revolution”, e oggi le aziende devono utilizzare questa comprensione, che deriva loro dai dati, per connettersi con i clienti attraverso un’unica modalità.

L’innovazione è guidata da una serie di tecnologie uniche e travolgenti. Analytics, Cloud e Mobile stanno generando nuove opportunità in ogni settore merceologico. Ad alimentare tutti questi trend tecnologici ci sono i DATI: il cuore di ogni nuova applicazione, al centro di ogni nuovo gadget e di ogni nuovo prodotto.

Ci stiamo muovendo verso un mondo dove i dati sono al centro di tutto. Dove i dati sono il business. Dove i dati definiscono la nostra comprensione di un mondo complesso e sempre più interconnesso. Ogni giorno, raccogliamo più dati del giorno precedente, più dati da transazioni di business, più dati da interazioni umane, più dati macchina. E tutto questo sta influenzando molti aspetti della nostra vita come mai prima d’ora.

Siamo solo all’inizio di una rivoluzione culturale: l’Era dell’Engagement!

Di cosa parliamo quando parliamo di #Engagement
http://marcominghetti.nova100.ilsole24ore.com/2012/08/08/di-cosa-parliamo-quando-parliamo-di-engagement/

“Engagement”, termine inglese che in prima battuta potremmo tradurre con “coinvolgimento attivo e appassionato”.
L’Engagement richiede una connessione emotiva tra una marca o una organizzazione e un individuo. E’ per questo che a me piace di più definirlo Amore (Engagement in inglese significa anche “fidanzamento”).

Un pubblico “ingaggiato” è un must per qualsiasi organizzazione. Ma l’impegno (come l’amore) è una scelta personale. La gente sceglie di “ingaggiarsi” e queste scelte determinano attenzione, simpatia ed infine acquisti.

Nel Regno Unito, ci sono più utenti di Twitter che lettori di giornali. Sono più i video caricati in 60 giorni su YouTube, di quelli prodotti dalle tre principali reti televisive degli Stati Uniti in 60 anni, Facebook si avvicina un miliardo di utenti attivi: insomma è chiaro che le persone sono estremamente impegnate (engaged) le une con le altre, ma sono davvero disposte ad “impegnarsi” con marchi e imprese?

Il che conduce ad altri interrogativi quali: cosa spinge le persone a trascorrere del tempo e ad impegnare sforzi ed energie su alcune cose e non su altre? Perchè ci sentiamo più “ingaggiati” dalle vicende dei gattini che appaiono su YouTube che dalle rivolte contro le dittature in Medio Oriente?

Ecco io credo che sarà proprio questo il compito più difficile al quale è chiamato il nuovo organo amministrativo di Sermetra Holding (ma anche della Consortile).
Il problema non è vendere LeonardoNet (è un software innovativo e si venderà da solo).
Il problema sarà fare innamorare i clienti dei servizi erogati dalle nostre agenzie, interpretando correttamente la mole di dati che andremo presto a incamerare.

Però partiamo già con il piede giusto, infatti nel piano industriale (visibile sul sito servizi) a pagina 11 è possibile leggere:

1.e Sfruttare le opportunità della gestione dei dati …L’obbiettivo pertanto è quello di “estrarre valore” dai dati per metterlo a leva sulla rete.

Chiudo con la definizione del New York Times di Civic-Engagement e vi prego di notare quanto è perfettamente aderente al nostro mondo “UNASCA(valori) Sermetra(abilità) Centro Studi(conoscenze)”:

Civic Engagement significa lavorare per fare la differenza nella vita civile delle nostre comunità e sviluppare la combinazione di conoscenze, abilità, valori e motivazioni che produce quella differenza. Significa promuovere la qualità della vita in una comunità, attraverso processi politici e non-politici.

Data is potential > Falling in love with Sermetra

E’ una questione personale!
Ho l’obbligo di ricordarti che le opinioni espresse non rispecchiano necessariamente le opinioni e le scelte del C.d.A. di Sermetra S.Cons.p.A.

Il pandoro Melegatti, Scanu e Santa Sermetra

Questo post è stato pubblicato per la prima volta sulla newsletter “Goooood morning Sermetra!” il 30/12/2015.

Sermetrini,

vi segnalo questo interessante articolo sul brand (alimentare):
Melegatti può essere salvata mentre distrugge il suo brand?
http://brandpositioningitalia.com/melegatti-puo-essere-salvata-mentre-distrugge-il-suo-brand/

Per farla breve:
Melegatti è stata molto criticata (e derisa) per la produzione di una “special edition” del Pandoro con il volto di Valerio Scanu.

Dovete sapere che nel 1894 Domenico Melegatti riceve il brevetto per la produzione del Pandoro.
Il Pandoro versione “Scanu” di colpo perde sia la forma tipica della confezione, perde il blu caratteristico e perde il bordo dorato. Anche il logo diviene piccolissimo e quasi invisibile.
Nel contempo emerge enorme la foto di Valerio Scanu in una posa improbabile, con un braccio ricoperto di stelline dorate.

Se c’è una cosa che non bisognerebbe MAI fare quando si parla di marketing è proporre campagne che danneggino il brand o che comunichino messaggi non in linea con il posizionamento aziendale.
Melegatti non è “Giovane”, “Simpatico”, “Moderno”, “Street”, “Volgarotto” ecc…
Melegatti è IL Pandoro tradizionale. Fine.

Perchè vi racconto questo?
Per evidenziare come qualsiasi marchio più o meno noto ha impresso una propria immagine nel cliente/consumatore.
Qualche volta le imprese si sforzano o credono di poter cambiare questa immagine ma, come avete letto sopra, con il risultato o di fare un buco nell’acqua oppure di farsi male da soli.

Ma qual’è l’immagine di Sermetra presso i suoi/nostri clienti?

Facciamo un passo indietro
Ormai 15 anni fa usciva un film diretto da Steven Spielberg
A.I. – Intelligenza artificiale
https://it.wikipedia.org/wiki/A.I._-_Intelligenza_artificiale

Chi lo ha visto si ricorderà che il piccolo David (un robot dalle sembianze di bambino) attraverso un protocollo di imprinting si legava per sempre alla persona che lo pronunciava.

L’imprinting era irreversibile, esattamente come lo è l’immagine che i nostri clienti si fanno di un brand.
Ora, a qualche associato non piace l’immagine di Sermetra, magari vorrebbe maggiore rigore e serietà (non siamo agenzie ma studi di consulenza!).
Ma volenti o nolenti, dieci anni fa il piccolo Luca ha sussurrato (o meglio ha cantato) soavi parole ai nostri clienti e da quel giorno, un gruppo di imprenditori indipendenti, ha avuto la stessa immagine, chi indovina quale?

Buon anno!

E’ una questione personale!
Ho l’obbligo di ricordarti che le opinioni espresse non rispecchiano necessariamente le opinioni e le scelte del C.d.A. di Sermetra S.Cons.p.A.

Santa Sermetra sulla prua di una nave

Questo post è stato pubblicato per la prima volta sulla newsletter “Goooood morning Sermetra!” il 12/02/2015.

Anche questa mattina il sito servizi mi ricorda che è arrivata una nuova locandina. Ma a che mi serve?

In fondo il brand è una cosa immateriale, non vale la pena perderci tempo, meglio continuare con il mio logo generico che non dice nulla di me (se non il mio nome).

Ma siamo proprio sicuri? Probabilmente se hai tempo e voglia di leggere fino alla fine scoprirai perché la santa appesa alla nave può farmi vendere più pratiche.

Che cos’è la brand identity?
La brand identity è la comunicazione visiva che fa capire ai tuoi potenziali clienti chi sei, che lavoro fai e come lo fai. Deve essere capace di renderti diverso dalla tua concorrenza, di creare un ricordo in chi lo vede, e ovviamente di rappresentare ciò che fai, puoi fare e farai, per i tuoi clienti.

Perché dovrebbe farmi vendere più pratiche?
Facciamo un esempio pratico. Compriamo un tavolo!

Come funzionava il vecchio branding
Tu azienda hai un prodotto, fai un po’ di pubblicità, intercetti il tuo cliente e il tuo scopo è vendergli quel tavolo (e al massimo un secondo tavolo quando Mariuccia si sposa). Il cliente lo compra, si trova bene, è contento, perché ottiene quello che voleva: un tavolo di qualità, ben fatto, rassicurante. Quel tavolo dice delle cose di sé, e del suo brand.

Come funziona il nuovo branding 2.0
Io adesso sto cercando un nuovo tavolo da pranzo per le feste con i miei amici. Secondo te come la cerco? Su Pinterest, in puro stile 2.0. Vado lì e mi rifaccio gli occhi con immagini di ambientazioni stupende (e anche un po’ irreali). Piano piano ho identificato il mio tavolo ideale, in puro stile nordico. Perché? Perché dice delle cose di me, che ho buon gusto, che sono in linea con i trend di arredamento 2015, che non mi accontento del primo tavolo che passa, anche se solido. Non ho solo bisogno di un tavolo: ho bisogno che quel tavolo comunichi ciò che sono – e non sono.

Il mio nuovo tavolo deve “mantenere la promessa di accrescere il mio valore”.
Se vendi qualcosa oggi, sappi che la gente ti comprerà (e parlerà di te) sulla base di quanto associarsi al tuo brand aumenta la propria percezione di valore. In base a cosa quel prodotto le aiuterà a dire di sé (e non di te, che glielo vendi). E quindi, è su questa promessa, e non sulla solidità del legno, che devi costruire la tua comunicazione.

Semplice? Si.
Non c’è differenza tra vendere tavoli tutti uguali o vendere servizi tutti uguali, se vogliamo essere scelti al posto della più vicina delegazione di ACI dobbiamo comunicare chiaramente:

  • Che siamo diversi da ACI
  • Che siamo più fighi di ACI e quindi se fai la pratica da noi sarai un po’ più figo anche tu.

E questo il tuo logo e la tua immagine coordinata NON può farlo.

Il post è un libero riadattamento di questo articolo:
http://cpiub.com/2015/10/branding-del-mio-tavolo-pranzo/

E’ una questione personale!
Ho l’obbligo di ricordarti che le opinioni espresso non rispecchiano necessariamente le opinioni e le scelte del C.d.A. di Sermetra S.Cons.p.A.