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Brucia la città

Sono passati 10 anni da quando ho avuto l’onore di partecipare al Cantiere Digitale di Sermetra Holding.
Uno dei progetti prevedeva una sorta di “comparatore” tra agenzie di pratiche auto (vi ricorda qualcosa?).

In quell’occasione si è deciso di non farne nulla, nonostante il progetto avesse una caratteristica indispensabile: la piattaforma era nostra, il progetto si sarebbe sviluppato dentro pratico.it

Cavalcare l’innovazione, non restare alla finestra, non subire passivamente le innovazioni; chi non può essere d’accordo con queste affermazioni?
Quello che NON bisogna fare è alimentare il “mostro” che non possiamo controllare.

Sermetra Holding aveva chiaro questo aspetto, mentre la Rete Certificata Unasca sembra averlo dimenticato.

L’oca dalle uova d’oro

Conosciamo tutti la famosa favola di Esopo dell’oca dalle uova d’oro.
Un contadino aveva un’oca che deponeva uova d’oro. Di tanto in tanto l’oca deponeva un uovo d’oro, permettendo al contadino di vivere una vita molto lussuosa.

I guai iniziarono quando il contadino si fece avido. L’oca deponeva uova d’oro, certo, ma non abbastanza velocemente da pagare lo stile di vita sempre più sfarzoso del contadino.

Così il contadino decise che, invece di aspettare come uno sciocco che l’oca deponesse il suo prossimo uovo, le avrebbe aperto lo stomaco e avrebbe preso tutte le uova in una volta sola.

Così aprì l’oca, ma con suo orrore scoprì che non c’erano uova. Inoltre, così facendo, aveva appena ucciso l’oca dalle uova d’oro. Niente più oro per lui!

Perché le aziende rinunciano a ciò che le rende speciali? Perché le aziende uccidono le loro oche dalle uova d’oro? Perché sono così brave a sostituire i leader visionari?

L’errore che hanno commesso i dirigenti della holding è stato di sottovalutare l’ostilità che il loro approccio illuminato avrebbe suscitato nei colleghi. Ingenuamente, presumevano che una volta viste le loro idee in azione e constatato il loro successo, si sarebbero convertiti e avrebbero iniziato a seguirli.

I dirigenti di UNASCA hanno sbagliato! ma si sono comportati in modo perfettamente razionale. Hanno rubato l’uvo d’oro (il PagoPA), lo hanno fatto a pezzi e distribuito a soggetti estranei al nostro mondo (se non in concorrenza).

Per nostra fortuna, al contrario della favola, l’oca dalle uova d’oro NON è morta. E’ ferita? SI, ma tra poco si rimetterà ad arricchire i propri soci.

Il PagoPA è solo l’ultimo uovo d’oro. Le persone, quelle si che sono la vera oca dalle uova d’oro.

Come posso Inoltrare i Fascicoli senza andare in agenzia?

In caso di festività locali oppure di (meritate) vacanze durante i ponti lavorativi, il titolare dell’agenzia di pratiche auto ha comunque l’obbligo di Inoltrare i Fascicoli delle pratiche trasmesse il giorno lavorativo precedente.

Come sappiamo, per Inoltrare i Fascicoli è necessario che sia attiva la VPN, non possiamo quindi aprire semplicemente LeonardoNET dal PC/App di casa oppure collegarci al Portale del trasporto. E’ necessario comunque lavorare dal PC dell’agenzia, da dove è possibile attivare la VPN SermetraGroup.

Questo post vuole quindi rispondere alla domanda: Come faccio a Inoltrare i Fascicoli senza recarmi fisicamente in agenzia?
La soluzione è Chrome Remote Desktop.

Chrome Remote Desktop è uno strumento di accesso remoto sicuro e gratuito. E’ sviluppato da Google ed è disponibile anche come semplice estensione di Chrome.
Consente di stabilire un accesso permanente a qualsiasi dispositivo, indipendentemente dall’uso di Tablet o PC.

Tutto ciò di cui hai bisogno è il browser Chrome sia sul PC/Tablet di casa, che sul PC dell’agenzia.

Come preparo il PC dell’agenzia?

  • Apri Chrome e fai il login di Google (per esempio apri Gmail)
  • Apri il seguente indirizzo con Chrome: https://remotedesktop.google.com/support
  • Fai clic su Configura accesso remoto
  • Fai clic sull’icona Scarica per configurare l’accesso remoto
  • Fai clic su Aggiungi a Chrome per aggiungere l’estensione Chrome Remote Desktop al tuo browser Chrome
  • Fai clic su Accetta e installa per installarlo
  • Torna alla pagina: https://remotedesktop.google.com/access
  • Clicca su Attiva per avviare la configurazione
  • Inserisci un nome per il tuo computer (per esempio PC AGENZIA) e fai clic su Avanti
  • Scegli un codice PIN con almeno 6 numeri, quindi inseriscilo due volte per avviare l’estensione

Come faccio a collegarmi dal PC/Tablet di casa?

  • Nel PC dell’agenzia apri Chrome e fai il login di Google (per esempio apri Gmail). NB devi lasciare il PC ACCESO. Puoi ridurre a icona Chrome ma NON DEVI CHIUDERLO.
  • Dal PC/Tablet di casa, apri Chrome e fai il login di Google (per esempio apri Gmail). NB Devi effettuare l’accesso con lo stesso account Google che hai usato sul PC AGENZIA.
  • Apri la pagina: https://remotedesktop.google.com/access
  • Seleziona il PC AGENZIA e inserisci il PIN che hai creato

A questo punto hai il completo controllo del PC dell’agenzia.
Puoi avviare la VPN di SermetraGroup e inoltrare i Fascicoli utilizzando LeonardoNET.

Conclusioni

Questo post ti spiega come ottenere un accesso permanente a Chrome Remote Desktop. La chiave per l’accesso permanente è il codice PIN. Una volta effettuato l’accesso allo stesso account Google sui due dispositivi, puoi ottenere un accesso remoto permanente tra i due computer con il codice PIN.

Vedo un futuro (pessimo)

Non tutti sanno che sono un gemello, non nel senso del segno zodiacale, sono nato insieme a un’altra persona.

Come tutti i gemelli, abbiamo un carattere decisamente diverso.

Il mio povero papà diceva: “tu sei quello che guarda avanti (dei gemelli), sei fortunato perché le persone che guardano avanti vedono prima il futuro”.

Il progetto Freedom di Sermetra Consortile mi permette finalmente di mettere in pratica queste mie facoltà sensoriali.

Con una decisione sconsiderata (opinione mia), il CDA della Consortile ha scelto di riportare i servizi all’interno della società.

Hai avuto una leggera sensazione di déjà-vu? Non sei il solo.

A questo punto non è difficile per me fare alcune semplici previsioni:

Problemi di gioventù

Come tutte le cose nuove, serve un tempo di assestamento affinché funzioni tutto senza intoppi. E quelli che devono sempre ballare siamo noi (stress, clienti arrabbiati ecc.)

Ci siamo già passati? Si.

Problemi di budget

Fare servizi (bene) ha un costo. Il costo ricadrà inevitabilmente sui consorziati attraverso un aumento della quota di gestione. Poi ci troveremo in Assemblea a chiedere che venga ridotta.

Ci siamo già passati? Si.

La tecnologia cambia, le persone no

Gli stessi consorziati che ora si stanno strappando le vesti in nome di un’auspicata libertà (da cosa poi?) saranno i primi a dirottare i pagamenti PagoPA al primo polo che gli offre condizioni migliori.

Lo hanno già fatto in passato? Si.

Se non è abbastanza, aggiungiamo un’associazione di categoria che è convinta di poter “governare” una rete fornendo servizi.

Francamente la trova un’idea più che vecchia, antiquata. Se il progetto F (futuro) è ripetere gli errori del passato, siamo messi bene. Almeno chiamiamolo progetto R (ripetere).

Sono troppo pessimista? Lo spero anch’io. E’ per questo che voglio lasciarvi con un pensiero positivo.

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati differenti” – Einstein

Per fortuna il mondo di oggi corre molto più velocemente che in passato. Scopriremo presto i risultati del progetto R (e anche se ho veramente il potere di vedere il futuro!).

La ricerca delle innovazioni scardinanti deve essere un processo continuativo

In questi giorni Sermetra holding ha presentato il piano industriale per i prossimi 3 anni.

Le proposte innovative e di valore che sono state annunciate, mi hanno ricordato questo mio vecchio cruccio: L’innovazione è un processo continuativo.

L’idea è stata liberamente ispirata da un libro sull’introduzione delle innovazioni scardinanti (oggi si direbbe disruptive):
https://www.amazon.it/dilemma-dellinnovatore-soluzione-mantenere-innovativi/dp/8845301001

Oltre al principio sacrosanto di cercare l’innovazione scardinante “quando ancora non ti serve”: Se il tuo businness oggi è in crescita (purtroppo) non sarà per sempre così;
introduce un’altro principio che io trovo assolutamente condivisibile: “La ricerca dell’innovazione scardinante non può essere una-tantum ma deve essere un processo continuativo”.

Il libro suggerisce di creare team snelli ed eterogenei per quanto riguarda le competenze (informatici, legali, artisti, sognatori, ecc.) e metterli in condizione di fare queste 2 cose:

  • Raccogliere idee scardinanti dai dipendenti/clienti/collaboratori dell’impresa
  • Proporre idee scardinanti al CDA a getto continuo

Poi il CDA dovrebbe affidare la/le idee più promettenti alle persone giuste per provare a rendere redditizia questa innovazione.

In passato ho avuto l’opportunità di partecipare in prima persona a uno di questi gruppi, ma poi è mancato il principio della “continuità”.

Non possiamo pensare che le innovazioni che abbiamo selezionato siano di sicuro successo e non possiamo metterci alla ricerca di nuove innovazioni solo quando ne sentiremo l’esigenza.

In pratica, secondo me è necessario:

  • Scegliere 3-4 persone all’interno della struttura (nel senso che ricevono già uno stipendio)
  • Ufficializzare il loro ruolo agli occhi dei dipendenti (devono sapere a chi inoltrare le loro idee)
  • Prevedere degli incontri (anche on-line) dove queste idee vengono riversate al CDA
  • Prevedere un piccolo budget per la partecipazioni ad eventi reali o sul web (competizioni di start-up, webinary, acquisto testi, ecc.)

Questo è quanto.

Il fascicolo digitale di ACI è vera rivoluzione?

Dopo aver letto l’articolo pubblicato su Ansa on-line:

http://www.ansa.it/canale_motori/notizie/componentie_tech/2019/03/04/acistop-a-truffe-del-contachilometri-con-fascicolo-digitale_e901f65c-194f-4e48-bc46-e69bd24185b6.html

Mi sono chiesto se il fascicolo digitale annunciato da ACI rappresenta una vera rivoluzione oppure se sono solo “effetti speciali”.

Vediamo quindi di entrare più in profondità nelle utilità elencate:

Truffe sui contachilometri

Il Ministero dei Trasporti, con l’introduzione dell’obbligo di riportare il numero di chilometri percorsi sul tagliando della revisione, ha già attenuato di molto il problema.

La procedura è semplice ed efficace; un soggetto terzo (il tecnico della revisione) legge e annota i km percorsi alla data della revisione. Da quel giorno, nessuna manomissione sul contachilometri, lo potrebbe riportare ad un valore inferiore a quello annotato.

Ricambi falsi

Qui non si capisce chi dovrebbe certificare cosa.

L’autofficina che effettua un intervento sul veicolo, utilizzando ricambi non originali, non credo proprio che avrebbe l’interesse di certificare questa circostanza.

Mentre il produttore dei ricambi non può sapere su quale veicolo verranno utilizzati.

Probabilmente ACI immagina una tracciatura di tutta la filiera, dal produttore del ricambio al veicolo sul quale viene montato. Al contrario di quanto avviene nell’ambito alimentare, non penso che la complessità e i costi di tale tracciatura siano giustificati.

Attestare gli interventi di manutenzione effettuati

In realtà non si capisce neppure perché un’autofficina dovrebbe perdere tempo per trasmettere i dati sul fascicolo digitale. La fattura degli interventi effettuati, ora pure in formato elettronico, assolve efficacemente a questa necessità.

Dovrebbe essere direttamente il proprietario a caricare la fattura nel fascicolo digitale, ma quale vantaggio reale avrebbe?

In generale c’è da dire che l’ACI, come del resto le banche che stanno sperimentando questa tecnologia, non hanno compreso fino in fondo l’utilità della blockchain.

Sfruttano la caratteristica immutabilità del dato ma tralasciano completamente quella di poter poggiare su una rete distribuita, quindi senza concentratori/regolatori (come lo sono ACI e le banche).

Satoshi Nakamoto, se esiste veramente (https://it.wikipedia.org/wiki/Satoshi_Nakamoto), da questo punto di vista, avrebbe certamente qualcosa da ridire.

In realtà l’unica vera utilità della tecnologia blockchain è il superamento dell’archivio PRA sostituito da un archivio distribuito dove verranno registrati i contratti di compravendita.

Al contrario resta invariata l’utilità certificativa del Ministero dei Trasporti che si limiterebbe a ristampare la Carta di circolazione senza entrare nel merito dei negozi intercorsi tra le parti.

Vedi a tal fine “Smart Contracts al posto degli atti di vendita?”

WhatsApp Business e le risposte rapide tramite testi ricorrenti

Continuiamo a parlare di WhatsApp Business e di come rendere più veloce e pratico chat-tare con i nostri nuovi clienti.

Se non l’hai ancora fatto, ti consiglio di attivare l’app con il numero fisso dell’agenzia:

Cominciamo col dire che anche con WhatsApp, come con qualsiasi altra app di chat, dobbiamo adattare la nostra comunicazione agli usi e consumi degli utilizzatori.

Così saranno da evitare testi troppo lunghi, mentre cercheremo di inviare messaggi brevi (anche più di uno) e con qualche emoticon.

Se utilizziamo l’interfaccia web (obbligatorio!) possiamo scriverci tutti i testi ricorrenti su un qualsiasi software di word-processor ed effettuare un banale copia/incolla all’interno della chat del cliente.

E’ un metodo molto semplice ma che presenta almeno 2 problemi:

  • Non è utilizzabile se rispondiamo dal cellulare
  • Non possiamo inserire le emoticon

Esiste un modo più efficiente per inserire dei testi ricorrenti e richiamarli all’occorrenza, eccolo:

Inserimento testi ricorrenti

Aprire l’app dal cellulare (non funziona sul web) e touch-ciare i 3 puntini verticali presenti in alto a destra.

Scegliere quindi Impostazioni > Impostazioni attività > Risposte rapide.

A questo punto, tramite il tasto + è possibile aggiungere la nostra frase ricorrente.

In Messaggio andrà inserita la nostra frase tenendo presente anche queste indicazioni:

  • E’ possibile anche andare a capo e inserire una riga vuota tra un paragrafo e l’altro per rendendo il testo più leggibile.
  • E’ possibile inserire emoticon (touch-ciare il simbolo faccina)
  • E’ possibile rendere il testo in grossetto mettendo un asterisco all’inizio e alla fine della parola/frase (esempio: *Questo è un titolo*).

Mentre in Collegamento rapido andrà inserita la parola che ci servirà per richiamare la frase (per esempio venditore, documenti, orari, ecc.)

Richiamare i testi ricorrenti

All’interno della chat del cliente, anche attraverso l’interfaccia web, è sufficiente digitare la parola inserita in Collegamento rapido, preceduta dal simbolo / (per esempio: /venditore).

Apparirà il testo che avevamo inserito e sarà anche possibile modificarlo per adattarlo al singolo cliente.

In questo modo, non solo possiamo realizzare testi più accattivanti (senza esagerare), ma possiamo anche rendere più efficiente la fase di aggancio del cliente.

La blockchain protagonista anche della politica associativa

Sabato scorso, in occasione del Consiglio nazionale UNASCA, Yvonne Guarniero, nel suo intervento, ha parlato anche di blockchain e delle possibili implicazioni sulla nostra categoria.

Anche in questa occasione, la Segreteria nazionale, ha confermato la volontà di non subire passivamente le novità, ma al contrario, di anticiparne lo studio delle possibili implicazioni sulle nostre attività.

Per quanto ci riguarda, l’applicazione di questa tecnologia, che più dovrebbe interessarci, è quella che permette la creazione di smart contract.

Visto che in passato avevo già affrontato questo argomento, approfitto del momento per riproporre alcuni contenuti

1 Un video che spiega come funziona uno smart contract.

Interessante il fatto che la tecnologia elimina il soggetto centrale (quello che forniva garanzie all’evento), mentre resta sempre necessaria la figura di un intermediario che predispone il contratto costruendolo sulle necessità delle parti.

2 Smart Contracts al posto degli atti di vendita?

Lo scenario nel quale uno smart-contract esegue una serie di attività, senza l’intervento dell’uomo.

Una possibile sperimentazione è immediatamente applicabile ai ciclomotori (per i quali non necessità un atto di vendita) oppure al nuovo fenomeno delle biciclette elettriche.

3 Serchain, la casa virtuale dei veicoli

Una piattaforma dove i dati non sarebbero mantenuti in un database centrale ma sarebbero “distribuiti” nella blockchain restando di proprietà di chi li ha inseriti.

Grazie dell’attenzione

Seppelliti i social cosa ci rimane?

Mi rifaccio a questo articolo: Confessioni sui social di un marketer disilluso

https://www.forbes.it/sites/it/2018/09/13/confessioni-sui-social-di-un-marketer-disilluso/#4e5910cf3185

che, come di consueto per i più pigri, semplifico in un maleducato e personale riassunto.

Il buon Gianluca Diegoli ripercorre l’esperienza di molte imprese partendo da quando il web è diventato 2.0:

La community … doveva essere il perno delle attività. Le aziende poi dovevano “diventare publisher”, perché content is king. Ma ancora prima, dovevano aprire un blog.

Cosa che anche i consulenti automobilistici “più avanti” hanno fatto. La pubblicazione di notizie e news, da attività quasi giornaliera è diventata “appena ho due minuti” per finire a non essere più fatta.

Poi vennero i social, e la conseguente privatizzazione della conversazione: le aziende spostarono l’attenzione dai morenti blog aziendali e dalle languenti community alle pagine Facebook, in cui era più facile entrare in contatto con il consumatore connesso. Fu bellissimo illudersi di avere dei fan

Ancora oggi, molti consulenti non hanno neppure una pagina, utilizzano ancora un profilo personale.

Quelli che hanno la pagina dell’agenzia purtroppo possono contare numerosi colleghi-fan ma pochissimi clienti-fan 🙁

Le conversazioni delle community proprietarie si sono presto inaridite, e solo una su mille è risultata (Kpi alla mano) davvero utile al business … In tutti gli altri casi sono stati i venditori di setacci – e non i cercatori d’oro – a guadagnare: agenzie social e fornitori di piattaforme milionarie, su tutti.

E qui stendo un velo pietoso sull’attività Facebook di Sermetra. Certamente non sono state le agenzie socie a guadagnarci, ma purtroppo neppure la nostra società 🙁

Il contenuto sarà anche re, si diceva, ma il re è nudo: il branded content … è affogato in un mare di contenuti in cui nemmeno i publisher professionisti sembrano davvero aver capito come galleggiare. L’offerta di contenuti (mediocri) ha da tempo superato la domanda.


Il dramma della presenza aziendale su Facebook, a sua volta, coincide con il crollo del reach organico (dovuto a maggiori contenuti e alla concorrenza dei contenuti personali). La verità è che ci sono pochissimi brand che le persone desiderano davvero nel loro feed, nello spazio riservato agli “amici”.

E qui probabilmente una domanda dobbiamo farcela… è ancora pensabile produrre contenuti in-house senza avere personale specificatamente formato per questo? Io credo di no.

D’altra parte, le aziende non sembrano in buona sostanza aver poi sofferto troppo della mancanza di “conversazione”: hanno continuato a vendere semplicemente prodotti facendo pubblicità (magari diversa, più “umana”). Le persone hanno continuato a scegliere — in modo molto più informato — il prodotto con un rapporto qualità/prezzo sufficiente. Cosa dobbiamo farci, ora, con tutti quei canali social?

In questi ragionamenti, un po’ estremi ma certamente condivisibili, possiamo aggiungere anche la moda delle app.

Il Play Store contiene milioni di app anche se, mediamente, in Italia se ne utilizzano 9 (e usiamo tutti le stesse).

Ciononostante le imprese continuano giornalmente a pagare sviluppatori in grado di realizzare un app, uguale a centinaia di altre, ma con il proprio brand. E qui purtroppo stendiamo un altro velo pietoso sull’app MySermetra.

Ma torniamo alla domanda nel titolo del post, quindi se abbandoniamo anche i social cosa ci rimane?

Io credo che ci sono alcuni cavalli da battaglia da seguire, non nuovi, ma proprio per questo che ci danno maggiori garanzie:

1) I contenuti utili

Con quelli di intrattenimento non saremo più in grado di emergere, ma ci sono domande alle quali solo noi sappiamo rispondere. Vedi: https://www.easysta.it/i-video-istruttivi-fanno-bene-alla-brand-identity/

2) La ricerca di Google (e degli altri)

La ricerca organica e a pagamento risponde alla nostra prima e più importante esigenza: Portare nuovi clienti in agenzia proprio nel momento in cui hanno bisogno di noi. Vedi: https://www.easysta.it/s-adwords/

3) I dispositivi mobili

Insieme a tutto l’intrattenimento (vedi DAZN) anche tutte le altre attività si sposteranno progressivamente sull’unico dispositivo personale che può mostrarci un tasto per comprare, confermare, firmare ecc.

4) Le chat per conversare con i clienti-fan

Ma solo quelle che i clienti già hanno sul proprio smartphone, e in Italia non c’è scelta. Vedi: https://www.easysta.it/whatsapp-business-per-lagenzia-di-pratiche-auto/

Grazie dell’attenzione.

Roberto Pedrocchi

Easy può convincerti

La mente di Easy

Riprendo i concetti espressi nel post “Dobbiamo dirlo noi!”
https://www.easysta.it/dobbiamo-dirlo-noi/

e porto un esempio di applicazione del

Principio del tunnel
Usare la tecnologia informatica per guidare gli utenti in un procedimento o in un’esperienza offre la possibilità di persuadere lungo il cammino.

Può una chat influire sulle scelte delle persone?
C’è un solo modo per scoprirlo, parla con Easy e raccontami se ti ha convinto!
(La trovi nel menu)