Easy può convincerti

La mente di Easy

Riprendo i concetti espressi nel post “Dobbiamo dirlo noi!”
https://www.easysta.it/dobbiamo-dirlo-noi/

e porto un esempio di applicazione del

Principio del tunnel
Usare la tecnologia informatica per guidare gli utenti in un procedimento o in un’esperienza offre la possibilità di persuadere lungo il cammino.

Può una chat influire sulle scelte delle persone?
C’è un solo modo per scoprirlo, parla con Easy e raccontami se ti ha convinto!
(La trovi nel menu)

Serchain, la casa virtuale dei veicoli

Chain

Mi rifaccio a questo articolo:
https://www.economyup.it/blog/la-sharing-economy-ha-fallito-la-blockchain-puo-salvarla/
per rappresentarvi, come di consueto un possibile scenario.

Ma iniziamo con un maleducato taglio del testo per evidenziare gli aspetti che più ci interessano.

Marco Ottolini immagina una piattaforma distribuita dove i possessori di appartamenti possono pubblicare il proprio annuncio di affitto/vendita.

Per esempio, potrebbe presto esistere una nuova entità, probabilmente sostenuta al lancio da una ICO, che metta a disposizione un sistema, basato su Blockchain, del tutto analogo, in termini di funzionalità, ad AirBnb. Chi volesse affittare la propria casa dovrebbe registrarsi e poi inserire i dati dell’alloggio e le foto. Per semplicità diciamo che sarebbero generati due Smart Contract nella Blockchain, uno relativo alla persona e l’altro all’alloggio, in relazione tra di loro. La prima differenza è che i dati non sarebbero mantenuti in un database centrale ma sarebbero “distribuiti” nella Blockchain e sarebbero di proprietà di chi li ha inseriti.

Quando un utente deciderà di affittare l’appartamento non dovrà far altro che prenotare inviando i soldi allo Smart Contract che rappresenta l’alloggio. Questo modificherà il suo stato e impedirà che altri possano prenotare per lo stesso periodo.

Vengono affrontati quindi i vantaggi di questa piattaforma (dApp):

I vantaggi, oltre che in termini di costi e di proprietà dei dati, si hanno dal disaccoppiamento tra chi distribuisce e chi eroga il servizio. Tornando all’esempio di AirBnb, in questo momento se un proprietario vuole distribuire il proprio appartamento su più piattaforme deve registrarsi più volte, copiare più volte descrizioni e foto e soprattutto gestire eventuali doppie prenotazioni. Ipotizzando invece di impiegare una dApp (app decentralizzata, che per funzionare non hanno necessità di un soggetto che le amministri e le gestisca), il proprietario farebbe un’unica registrazione e sarebbero poi AirBnb, Tripadvisor e gli altri ad accedere ai suoi dati, impedendo intrinsecamente doppie prenotazioni.

Arriviamo quindi al nostro scenario e sostituiamo l’appartamento con un veicolo.

Mario vuole vendere la sua auto, sa bene che l’80% delle persone, cercano e trovano il loro veicolo ideale attraverso le varie piattaforme di vendita (Autoscout, Subito.it, ecc.).
Potrebbe registrare il suo annuncio su tutte le piattaforme oppure potrebbe utilizzare una dApp gratuita messa a disposizione da Serchain.

Mario ha capito che, con questa dApp, avrà sempre il pieno controllo dei dati, suoi e del veicolo, ma che potrà, in ogni momento sospendere o riattivare l’annuncio.

Ha anche scoperto che il proprio meccanico è in grado di applicare, al suo veicolo virtuale, tutte le certificazioni dei controlli effettuati, compresi gli interventi di manutenzione programmata.

Anche la sua agenzia Sportello Telematico dell’Automobilista è in grado di certificare l’effettiva normativa EURO del suo veicolo e una volta trovato l’acquirente potrà creare uno smart contract (atto di vendita), valido a tutti gli effetti.

Quindi chi svilupperà questa piattaforma avrà un reale vantaggio?
Se vogliamo credere che “il dato” perderà gradualmente la sua capacità di generare valore in quanto tornerà nel pieno controllo del proprietario, l’unico modo per guadagnare sarà attraverso il controllo della piattaforma che veicola questi dati.
O almeno bisogna essere tra i primi a sperimentare per comprenderne le reali potenzialità.

E secondo te quanto sarà importante sviluppare, per primi, questa piattaforma?

Migrazione del gestionale: 3 errori da evitare per non trasformarlo in un disastro

Dal primo PC entrato nella mia agenzia (Olivetti M44) mi sono sempre occupato io della migrazione da un gestionale all’altro.
Da mia esperienza è una delle attività più impattanti nella tranquilla routine 😉 di un’agenzia e quella che si tende maggiormente a procrastinare.

Ma come tutte le cose, prima o poi vanno affrontate (e sconfitte), ma non prima di aver letto i 3 errori da evitare.

Primo errore: Utilizzare l’Olivetti M44
Ogni nuovo software viene sviluppato (scritto e testato) su PC moderni.
Non credete ai requisiti tecnici minimi, se volete risparmiarvi un disastro, insieme al vecchio software, abbandonate anche il vecchio PC.

Secondo errore: Installare il nuovo software e… e basta
La maggior parte delle software house ci permettono di installare il nuovo software per un periodo di prova gratuito (normalmente 30gg).
Quello che non devete fare è lasciarlo inutilizzato sul vostro PC. Purtroppo questo periodo di inattività non gli servirà per acclimatarsi ne tanto meno per imparare a lavorare da solo!
Stressate la software house affinché vi conceda un periodo di prova consistente, ma sfruttatelo adeguatamente!

Terzo errore: Prenotare la migrazione insieme al veglione di capodanno
Il mese di gennaio sembra essere l’unico mese adatto per cambiare il gestionale (subito dopo la dieta e l’iscrizione in palestra).
“Arriviamo fino a fine anno e poi cominciamo con quello nuovo!” Perché???
Se c’è un periodo dell’anno già ricco di scadenze e impegni è proprio fine anno. Non ha senso metterci un altro carico da novanta.
Scegliete un mese tranquillo dal punto di vista lavorativo, anzi il più tranquillo (mentre per il veglione non avete scelta 😉

Infine un piccolo aiuto musicale da ascoltare a palla per tutti i primi 15gg:

WhatsApp Business per l’agenzia di pratiche auto

WhatsApp Business

Mi rifaccio a questo articolo che annunciava l’arrivo della versione business della celebre e diffusissima app:
https://www.wired.it/mobile/app/2018/01/19/come-funziona-whatsapp-business/

L’aspetto che non è sufficientemente evidenziato è che i clienti potranno mandarvi un messaggio di WhatsApp sul numero fisso dell’agenzia, non è necessario avere una SIM dedicata (quindi con un altro numero).
E allo stesso modo, quando siete voi ad inviare un WA, il cliente vedrà sul profilo il numero dell’agenzia.

Ma vediamo i passaggi per implementare la cosa:

1) Scarica l’app WhatsApp Business da Google Play Store e avviala
Consiglio di utilizzare il cellulare del titolare o comunque di una persona sempre o quasi presente in agenzia (vedremo poi il perché).
Lascia installata l’app WhatsApp “normale” in quanto continuerà a funzionare regolarmente con il numero di telefono (SIM) del cellulare, senza interferire con la nuova app.
Per ora non puoi utilizzato un cellulare della Apple.

2) Quando richiesto inserisci il telefono dell’agenzia (non quello del cellulare sul quale hai installato l’app)
L’app invierà un messaggio SMS per verificare il numero inserito. Lascia pure che provi, dopo 30 secondi sarà possibile scegliere la chiamata come metodo di verifica dell’utente.
Una voce registrata ti chiamerà sul numero dell’agenzia comunicandoti il codice da inserire per proseguire.

3) Clicca in alto a destra sui 3 punti verticali e scegli impostazioni > Impostazioni attività
Qui sarà possibile inserire il nome dell’agenzia (attenzione che non sarà più possibile modificarlo!), l’indirizzo, la categoria e la descrizione dell’attività, gli orari di apertura, indirizzo Email e sito Internet.
E’ possibile inserire anche l’immagine del profilo, ma consiglio di farlo dal web (vedi punto successivo).

4) Attiva WhatsApp Web
Inserisci nel browser del PC l’indirizzo: https://web.whatsapp.com/
Sull’app WA Business clicca in alto a destra sui 3 punti verticali e scegli WhatsApp Web.
Inquadra con il cellulare il codice a barre che visualizzi sul monitor del PC ed entra nell’interfaccia web.
A questo punto (sempre dal PC) puoi cliccare sui tre punti verticali, scegliere la voce Profilo > Inserisci immagine del profilo.
L’interfaccia web è certamente più comoda, in particolare per inviare i messaggi con gli allegati (anche in pdf) presenti sul PC.

5) Inviati da solo il primo messaggio di prova
Utilizzando lo stesso cellulare, attiva l’app di WA (normale) e invia un nuovo messaggio al numero di telefono dell’agenzia. Lo vedrai arrivare sia sull’app di WA Business sia sull’interfaccia web.
Bene hai finito!

Alcune considerazioni per un utilizzo responsabile:
Devi essere sempre certo che il tuo cliente abbia piacere di ricevere un tuo messaggio attraverso WA. Non dare per scontato questa cosa, molte persone considerano WA uno strumento personale/familiare (vedo le foto di mio nipote!).
Un utilizzo professionale potrebbe essere visto come un’intrusione nella propria intimità.

In generale è buona norma utilizzare WA solo dopo che il cliente, per primo, ci ha inviato un messaggio. In questo modo saremo certi che il nostro numero di telefono è presente nella sua rubrica.

Infine ricordati che il nostro cliente, per inviarci un messaggio di WA, deve inserire il numero fisso della nostra agenzia nella sua rubrica del cellulare.

L’innovazione è un processo continuativo

In questi giorni stavo leggendo un libro sull’introduzione delle innovazioni scardinanti (oggi si direbbe disruptive):
https://www.amazon.it/dilemma-dellinnovatore-soluzione-mantenere-innovativi/dp/8845301001

Oltre al principio sacrosanto di cercare l’innovazione scardinante “quando ancora non ti serve”: Se il tuo businness oggi è in crescita (purtroppo) non sarà per sempre così; introduce un altro principio che io trovo assolutamente condivisibile:

“La ricerca dell’innovazione scardinante non può essere una-tantum ma deve essere un processo continuativo”.

Il libro suggerisce di creare team snelli ed eterogenei per quanto riguarda le competenze (informatici, legali, artisti, sognatori, ecc.) e metterli in condizione di fare queste 2 cose:

  • Raccogliere idee scardinanti dai dipendenti/clienti/collaboratori dell’impresa (per noi anche soci)
  • Proporre idee scardinanti al CDA a getto continuo

Poi il CDA dovrebbe affidare la/le idee più promettenti alle persone giuste per provare a rendere redditizia questa innovazione.

Anche le iniziative meglio riuscite possono rivelarsi un buco nell’acqua se mancano del principio della “continuità”.
Non possiamo pensare che le innovazioni che abbiamo individuato siano di sicuro successo e non possiamo metterci alla ricerca di nuove innovazioni solo quando ne sentiremo l’esigenza.

Anche FS ritiene strategico sviluppare sistemi che possano convogliare le idee dei dipendenti:
https://www.economyup.it/trasporti/ferrovie-dello-stato-5-modi-in-cui-un-big-della-mobilita-gestisce-linnovazione/?wx_member=586a542c0cf25733f20874a2&wx_email=0a5fc3ad-f8c0-486d-a19b-d4648e853e62&wx_newsletter=d9642ede-c25c-40eb-96cf-5689d5e4114c&utm_medium=email&utm_source=Econonomyup_NL_20171015&utm_campaign=Econonomyup_NL_20171015

“Proprio all’interno dell’iniziativa Innovation Governance la Direzione Innovazione e Sistemi Informativi, insieme alla Direzione Risorse Umane, ha lanciato un progetto di Knowledge Management, che consiste nella raccolta, attraverso una piazza virtuale, di tutte le idee, progetti e novità dai dipendenti del Gruppo.”

In pratica, secondo me, bisognerebbe:

  • Scegliere 3-4 persone all’interno della struttura (nel senso che ricevono già uno stipendio)
  • Ufficializzare il loro ruolo agli occhi dei dipendenti (devono sapere a chi inoltrare le loro idee)
  • Prevedere degli incontri (anche on-line) dove queste idee vengono riversate al CDA
  • Prevedere un piccolo budget per la partecipazioni ad eventi reali o sul web (premi, competizioni di start-up, webinary, acquisto testi, ecc.)

E tu sei pronto a presentarci la tua idea scardinante?

Omnicanale che?

Cominciamo da una definizione:
Il cliente ingaggia il brand utilizzando più e diverse modalità.

Nel nostro caso (agenzie/autoscuole) potrebbe venire incuriosito dallo spot radiofonico o da un banner su Autoscout. Poi potrebbe trovarci attraverso una ricerca su Google con parole specifiche oppure potrebbe cercare il nome del brand. Infine potrebbe chiamare direttamente l’agenzia attraverso il numero che ha visto sul giornale di quartiere.

Omnicanalità significa unificare tutti questi punti di contatto al fine di ricostruire un’immagine unica, veritiera e realistica del cliente.

L’ Osservatorio Omnichannel Customer Experience della School of Management del Politecnico di Milano ha voluto capire quanto le imprese abbiano compreso e applicato questo approccio al cliente:
https://www.zerounoweb.it/mobility/omnicanalita-tecnologie-e-processi-per-assicurare-continuita-al-rapporto-impresa-cliente/

A me preme però evidenziare un aspetto della questione. Nel post si può leggere:

“È arrivato il momento in cui l’azienda, proprio per assicurare un’esperienza fluida tra i canali di contatto, deve abbattere i silos interni e condividere i dati”.

E ancora:

“Raccogliere tutti i dati presenti in azienda (provenienti dall’ERP, dal CRM da tutti i sistemi IT) e unirli a quelli che arrivano dai negozi (dai sistemi di cassa per esempio), dalle mobile app, dai partner di filiera: insomma, mettere a fattor comune tutte le possibili informazioni strutturate o destrutturate e farle dialogare tra loro è il primo, fondamentale, aspetto su cui si deve basare un approccio omnicanale.”

Bene, ma noi (Sermetrini) non siamo un’azienda!
Vero, ma nulla ci vieta di comportarci come un’unica azienda.

Io credo che sia necessario prendere coscienza che nessuna agenzia/autoscuola può ragionevolmente pensare, da sola, di mettere a leva le moderne tecnologie di engagement sia per la mancanza di personale specificatamente formato sia per gli elevati costi da affrontare.

Al contrario, un progetto unico e condiviso, che sia in grado di creare valore vero e misurabile per noi soci, può permetterci di realizzare soluzioni performanti in grado di farci primeggiare su chiunque altro (ACI compreso).

Sullo stesso argomento, qualche tempo fa, postavo “George e la mutualità”:
https://www.easysta.it/george-e-la-mutualita/

“Mutualità e condivisione” sono parole ancora dannatamente attuali.

 

S-AdWords


Google AdWords si vanta di permette alle imprese di tutte le dimensioni, comprese le microimprese (come le nostre), di raggiungere potenzialmente qualsiasi cliente.
Il funzionamento, lato cliente, è molto semplice e tutti l’hanno visto in funzione: Faccio una ricerca su Google e compaiono, oltre ai risultati organici anche quelli a pagamento.

Cerchiamo però di entrare più in profondità per quel che riguarda il lato impresa.

Se il mio messaggio è: “Vieni nella mia agenzia perché sono il più bravo” difficilmente qualcuno perderà tempo per verificare se è vero.
Il messaggio deve essere utile al nostro ricercatore: “Come si compila l’atto di vendita di un auto?”. Ecco qui certamente avremo qualche click.

A questo punto però devo realizzare una risorsa che risponda alla domanda e oggi il formato più in voga è il video.

Il cliente arriva sul sito e ho l’occasione per convincerlo che sono il più bravo e gli chiedo di comunicarmi la sua Email o il numero di cellulare.
Quanti mi daranno i propri dati? Pochi o nessuno, ancora non basta.

Devo convincerlo che può ricevere un’altra risorsa molto utile in cambio dei suoi dati (Le 10 cose che devi assolutamente sapere prima di comprare un auto?).
A questo punto ottengo l’indirizzo Email e posso spiegargli in dettaglio il mio servizio e magari gli mando anche uno sconto valido solo per lui.

Peccato però che il venditore sia stato convinto dal cugino che l‘agenzia ACI, della città vicina, sia molto più economica e che la segretaria è molto più carina. Andranno li.

Ricapitolando, abbiamo speso soldi per:

  • Google AdWords
  • La landing-page del primo contenuto
  • La realizzazione del video su come si compila un atto di vendita
  • La realizzazione del secondo contenuto
  • Gli strumenti di registrazione del lead e di invio del contenuto (marketing automation)

E nonostante abbia fatto tutto bene ci sono altri fattori che non posso controllare (la distanza, le amicizie, le convinzioni errate…).

Quindi dobbiamo lasciare perdere?
No, però dobbiamo rendere molto più efficiente tutto l’ambaradan.

E’ necessario che il costo di realizzazione dei contenuti sia unico per tutte le agenzie (Sermetra?).
Anche il motore di raccolta e analisi dei lead dovrebbe essere unico e le agenzie dovrebbero essere chiamate a pagare esclusivamente le conversioni (i clienti che sono effettivamente giunti in agenzia).

Naturalmente il costo per l’agenzia dovrebbe essere proporzionale all’entità dei ricavi previsti per quel servizio. I servizi a margine zero dovrebbero essere spinti solo da una buona attività di SEO.

Sermetra, come ACI + di ACI

Ci sono parole che, per diffusione e notorietà, racchiudono in sé il proprio significato e non necessitano di ulteriori spiegazioni.

Per esempio Jeep è un brand eppure per molti è la parola che identifica un tipo di auto (da fuoristrada). Così come, per monti bambini, dire che “è una Ferrari” non significa necessariamente che è stata costruita nella fabbrica di Maranello ma che “è veloce come”.

Purtroppo o per fortuna anche nel nostro mondo c’è un brand che non ha bisogno di spiegare di cosa si occupa, una famosa pubblicità recitava “basta la parola”: ACI.
Il brand viene immediatamente abbinato al bollo auto, alle pratiche auto e al soccorso stradale.
Molto persone sono addirittura convinte che ACI sia un ente pubblico, alla stregua del Ministero dei Trasporti o della Regione Lombardia.

In ogni caso quello che ci interessa è: Come sfruttare la notorietà di ACI per dire agli automobilisti cosa facciamo noi?
La risposta è nella pubblicità comparativa.

Al contrario di quanto avviene negli Stati Uniti, in Italia (ma anche nella UE) non è la forma pubblicitaria più utilizzata. Il problema è che, nonostante sia consentita, apre alle imprese la possibilità di subire dei contenziosi legali da parte del brand comparato.

Eppure voglio pensare che, con un po’ di fantasia e del sano buon senso, possiamo trovare un messaggio corretto e che permetta all’automobilista/consumatore di ottenere un’informazione immediata sul fatto che esiste una vera alternativa.

Il car sharing è un’opportunità persa?

In passato ho potuto partecipare, per conto di UNASCA, all’Assemblea Pubblica ANIASA (Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio e Servizi Automobilistici):
http://www.aniasa.it/

In quell’occasione ho sviluppato alcune considerazione che voglio condividere con te.

Il car sharing è il nuovo mercato
Il numero di utenti che utilizzano il car sharing, nelle sue diverse forme, è in continua crescita, così come il numero di km percorsi.
Questo determina che una buona percentuale di autenti, dal 7 al 10%, ha dichiarato di aver rinunciato all’acquisto della seconda auto; mentre il 2 – 5% ha addirittura venduto l’auto.

Mi rendo conto che questi sono fenomeni molto visibili nelle grandi città, mentre sono quasi sconosciuti nelle piccole città di provincia.
Ma quello che più mi preoccupa è che, questo mondo in pieno fermento, ci stia “scivolando sotto” senza che si riesca a ritagliarci il nostro ruolo.

I dati ci dicono che l’adesione on-line alle varie compagnie (Car2Go, DriveNow, Enjoy ecc) è in continua crescita, quindi l’utilizzo di una rete come la nostra sembra non possa interessarli.
Eppure la concorrenza sempre più agguerrita le obbligherà a differenziarsi sulla modalità di business e il primo che saprà tranne beneficio da una rete “reale” e diffusa come la nostra potrà averne un vantaggio considerevole.

Infine non dobbiamo scordarci che il Car pooling e il Peer to peer che sono scenari ancora (quasi) inesplorati, quindi aperti a iniziative dirette da parte nostra.

Secondo te che ruolo possiamo ritagliarci nel car sharing?

Il piano editoriale è morto?

?

Mi rifaccio al post-podcast di Gianluca Diegoli:
https://www.minimarketing.it/2017/10/il-piano-editoriale-e-quasi-morto.html

Gianluca, non si capisce quanto provocatoriamente, scrive o meglio parla della morte del piano editoriale organizzato.
Dico organizzato per intendere tutte quelle realtà dove ci sono una o più persone pagate per creare e postare contenuti su Facebook (ma anche sugli altri social), non quelli che postano contenuti nella pagina della propria agenzia quando hanno due minuti di cazzeggio.

Secondo Gianluca sono soldi (stipendi) sprecati in quanto la visione di questi post, senza un’adeguata sponsorizzazione (senza pagare Facebook) è ormai infinitesimale.

In sostanza, anche i contenuti di qualità, si perdono come gocce d’acqua nella marea di contenuti pubblicati a getto continuo.

Quindi cosa bisogna fare? Abbandoniamo Facebook?
Non esattamente, restiamo su facebook ma i contenuti vanno pensati e costruiti come completamento dell’esperienza degli utenti. Si proprio utenti perché in questo momento non sono ancora clienti e non dobbiamo pensare a loro come tali.

La sequenza corretta:

  1. Creare un contenuto veramente utile per il nostro utente
  2. Sponsorizzare il contenuto
  3. Agganciare il nostro utente
  4. Fornire uno o più contenuti costruiti in funzione delle sue necessità
  5. Fornire il contenuto giusto per trasformarlo in cliente

E’ la strategia giusta anche per le nostre attività?
Probabilmente si anche perché non possiamo certo dire che disponiamo di contenuti wauuuu, ma possiamo impegnarci per contenuti di aiuto ed educativi (ma non barbosi! 😉