Anche nel regno del cazzeggio funzionano le risposte dannatamente serie!

Mi rifaccio a questo articolo:
Consumers Aren’t Looking to Buy From Brands That Are “Cool” on Social
https://sproutsocial.com/insights/data/q2-2017/

che prova a rispondere alle seguenti domande sulla presenza dei brand sui social:

  • Cosa vogliono trovare i consumatori sui social?
  • Dove vogliono trovarlo?
  • In quale forma?
  • E se poi non faccio ridere?
  • Ma poi è così importante essere cool?

Ma partiamo dall’inizio,
Cosa vogliono trovare i consumatori sui social?

La maggioranza dei consumatori acquista da brand che sono onesti (86%), utili (78%) e amichevoli (83%).
Ora, dando per scontato che l’onestà sia uno dei valori fondanti della cultura aziendale (e per Sermetra è così), i dati ci dicono che bisogna essere utili con un tono amichevole.
L’utilità passa necessariamente dal fornire risposte serie e professionali.

Dove vogliono trovarlo?

Qui non c’è storia per nessuno (neppure per YouTube!); l’83% dei consumatori desidera vedere la personalità del brand su Facebook.

Con quale forma?

La soluzione sembra quella di usare i video per rispondere alle domande e instaurare una conversazione (rapida).
Parla con il tuo pubblico nel modo in cui il tuo pubblico ti parla e fornisci loro quello che cercano, non quello che vorresti fornirgli tu.

E se non faccio ridere?

Un messaggio divertente, se non è interessante e sopratutto rilevante, può rapidamente scivolare nel fastidioso. Questo è un grosso problema quando il 51% dei consumatori sostiene che smetterebbe di seguire un marchio che li ha infastiditi.

Ma poi è così importante essere cool?

Sembrerebbe di no se è vero che il mondo dei servizi non è classificato neppure tra le prime 10 industrie dove i consumatori amano vedere la personalità dei brand.
Rispondere alle domande, inviare offerte/promozioni, postare contenuti educativi sembra essere molto più importante che essere divertenti.

Conclusioni
La ricetta sembra essere un po’ questa:

  1. Ascolta i tuoi clienti
  2. Prepara dei video che danno risposte utili e professionali alle loro domande ma con un tono amichevole
  3. Posta il tutto su facebook
  4. Rispondi velocemente alle ulteriori richieste

Concentrati sulle vincite che durano dando ai consumatori ciò che vogliono: Comportamenti e contenuti onesti, utili e amichevoli.

Più del legno i sensori

Vi segnalo questo articolo che ci fornisce alcuni punti di riflessione anche per i nostri uffici:
Smart retail: cosa significa mettere l’IOT al servizio di brand e consumatori
http://www.internet4things.it/iot-library/smart-retail-cosa-significa-mettere-liot-al-servizio-di-brand-e-consumatori/

Non fatemi perdere tempo
Se esistono, come esistono, tecnologie che vi permettono di non farmi perdere tempo, U S A T E L E!

Secondo i ricercatori, quasi 8 shopper su 10 sognano supermercati intelligenti, senza file e senza l’obbligo di leggere i codici a barre dei prodotti acquistati.
L’uso di sensori che abilitino il riconoscimento automatico è tra le massime aspirazioni dei clienti italiani che, di anno in anno, alzano l’asticella delle aspettative, iniziando a pensare che oltre allo smartphone ci siano molte altre cose che possono essere smart.

Il comportamento delle persone ci dovrebbe interessare, sempre!

La società di ricerca McKinsey ha rilevato come nella distribuzione i retailer che fanno uso dei Big Data hanno aumentato i propri margini del 60%. In che modo? Analizzando i comportamenti di acquisto, ovvero lo scontrino, associato alla carta fedeltà e alle varie interazioni con le promozioni, gli annunci, l’e-mail marketing, le eventuali newsletter che si ricevono periodicamente e periodicamente si aprono. Tutto questo rappresenta una montagna di informazioni da collezionare e da analizzare per definire un’offerta sempre più a misura di cliente.
Studiare la customer experience prima ancora della shopping experience è diventato fondamentale per capire in che modo un cliente si avvicina verso un prodotto o un servizio.

Purtroppo i dati sul “come, quando e quanto” il cliente ingaggia l’agenzia ancora non li abbiamo.
Per ora solo l’agenzia è in grado di conoscere quante volte si presenta quello specifico cliente, quanto si ferma, per fare quali attività. Ma poi non ha gli strumenti per analizzare i dati e renderli confrontabili con quelli provenienti da altre agenzie.
Il mio vecchio post su George, purtroppo, è ancora molto di attualità.

Più del legno i sensori

Come ultimo requisito, poiché non è più possibile distinguere in compartimenti stagni le dimensioni del fisico e del virtuale, occorre che lo store sia sempre più connesso, così da rendersi presente al consumatore secondo la forma a lui più accessibile, accompagnandolo in tutte le fasi di acquisto.

Il design, indispensabile per perseguire quegli obbiettivi di uniformità e bellezza degli arredi, deve essere affiancato da metodi di studio su sensori e output visivi per semplificare la vita al cliente (e a noi).

Sulla digital trasformation Amplifon ci sente bene

La digital trasformation di Amplifon mi permette di evidenziare alcuni aspetti a me cari:

http://www.zerounoweb.it/approfondimenti/business-applications/una-digital-transformation-basata-sull-api-management.html

Dove vai se lo sviluppatore non ce l’hai?

In questi team sono presenti esperti di business, che si occupano della parte alta dei processi, e di IT, responsabili di quella ‘bassa’, cioè del sito. All’interno del team di sviluppo di un progetto c’è sempre uno sviluppatore”.

Da figura prettamente esecutiva a componente essenziale per qualsiasi team che voglia aver sempre chiaro se la rotta intrapresa è quella giusta.

La comunicazione coordinata non si fa concentrando le iniziative ma fornendo strumenti e regole chiare

Sopra questo strato, che possiamo sintetizzare come API Layer, è implementato un Content Management System (Cms), unico a livello globale, nel quale le singole country possono trovare quello che serve per realizzare siti, iniziative di marketing e altri servizi in maniera autonoma, ma in sintonia con le policy corporate.

– Parlo io altrimenti chissà cosa potresti dire – non è più il modello corretto da seguire, le imprese devono essere in grado di fornire alla base tutti gli strumenti che gli permettano di sviluppare, in autonomia, le iniziative di comunicazione che ritengono più adatte per la propria realtà di clienti e ambiente.

Microservizi scalabili e riutilizzabili (utilizzando anche i suggerimenti della rete)

Da un punto di vista dello sviluppo applicativo, l’architettura basata su onStage consente di realizzare in modo agile nuovi servizi e microservizi, ovvero building block simili a mattoncini di lego che sono sviluppati una volta in modo standard e sicuro e possono essere riutilizzati per costruire applicazioni diverse. Solo per fare qualche esempio, Petrucci cita funzionalità che permettono al canale di cercare informazioni sui clienti o di gestire le agende.

Smart Contracts al posto degli atti di vendita?

Com’è mia consuetudine voglio rappresentarvi un possibile scenario:

Mario si è recato in uno STA per effettuare il passaggio di proprietà della propria auto, ha consegnato la Carta di circolazione e, dopo pochi minuti, è tornato a casa con uno smart-contract.
Il titolare dello STA gli ha spiegato che quel contratto digitale è in grado di entrare in esecuzione e fare rispettare le proprie clausole senza alcun intervento esterno.

Mario invia il contratto per Email alla persona che ha visionato l’auto solo qualche ora prima e adesso attende fiducioso l’esito della procedura.

Luigi (l’acquirente) ha ricevuto il contratto sulla propria Email, lo visiona rapidamente dal proprio smartphone e lo acquista tramite PayPal.
Dopo pochi minuti riceve una Email dal Ministero dei Trasporti che gli conferma che il CED è stato aggiornato e ora l’auto è di sua proprietà.
Luigi si reca in uno STA che gli stampa, a vista, la nuova Carta di circolazione con la quale ritirerà il suo nuovo acquisto.

Cos’è successo? Mario sarà stato pagato? Luigi avrà pagato le imposte legate al suo acquisto?

A differenza di un contratto tradizionale, uno smart-contract è scritto in un linguaggio eseguibile da un computer.
Il titolare dello STA ha personalizzato il contratto certificando la volontà di Mario di vendere la propria auto, indicando il prezzo di vendita e il conto di accredito.
A questo punto il contratto è pronto per essere attivato dai dati anagrafici dell’acquirente e da uno strumento di pagamento.

Lo smart-contract, attivato da Luigi, ha eseguito le seguenti attività:

  • Ho pagato il prezzo di vendita a Luigi
  • Ha pagato le tasse sul passaggio di proprietà
  • Ha trasmesso i dati dell’acquirente al CED del Ministero dei Trasporti

Questo scenario si basa sull’utilizzo della tecnologia blockchain e presenta i seguenti vantaggi.

  • La volontà di Mario, di vendere l’auto, è certificata digitalmente dallo STA
  • Il pagamento e la trascrizione avvengono simultaneamente (o non avvengono)
  • Non è necessario depositare il contratto in archivi pubblici
  • Anche l’acquirente viene identificato dallo STA

Naturalmente c’è chi non crede che questo scenario avverrà mai:
BLOCKCHAIN, OPPORTUNITÀ E UNA DOMANDA SENZA RISPOSTA
http://www.notartel.it/opencms/notartel/contenuti/news/blockchain-300517.html
«In Italia i registri sono una realtà “gioiello” – ha chiarito Michele Nastri nel corso dell’intervento che ha concluso la prima tavola rotonda – Noi notai garantiamo la certezza: la blockchain può essere un complemento, un supporto che in nessun modo può sostituire pubblici registri che già funzionano efficacemente. Il rischio, altrimenti, è semplicemente di ridurre le garanzie».

Qui invece un’articolo sugli smart-contract:
Smart Contracts, la vera rivoluzione della blockchain
https://www.icbpi.it/smart-contracts-la-vera-rivoluzione-della-blockchain/

Il labirinto

Mio figlio più piccolo ha 5 anni (Tommaso) e ama fare i labirinti con la penna.
Il labirinto in fondo è come un processo, una persona che deve giungere in un punto specifico per vedere soddisfatte le proprie necessità.
Il problema è che la strada giusta è una sola e il labirinto (come i processi) è ricco di percorsi errati, lunghi e difficili.
Possiamo immaginare questi percorsi errati come tutte le “frizioni” che può incontrare il nostro cliente: Paura di sbagliare, mancanza di strumenti, ignoranza sul loro utilizzo, costi eccessivi ecc.

Tommaso, quando non arriva al traguardo, fa una furbata, effettua un salto della riga.

Ecco, “il salto” è la tecnologia.
Ci permette di giungere a destinazione attraverso un percorso più semplice, più fluido.

Quello che dobbiamo ricordarci sempre è che quella specifica tecnologia, che ci permette di effettuare quello specifico salto, non è nata per questo scopo!

Sta a noi avere l’abilità di immaginare come, la tecnologia nata per fare una determinata cosa, possa essere trasferita nel nostro processo per far si che Tommaso arrivi, prima, meglio, con minori costi, al suo gelato.

Social storyBike

Come mi è d’uso, senza entrare nei dettagli, voglio mostrarvi un possibile scenario.

Mario ha acquistato una moto d’epoca, ha 35 anni sulle spalle, ma sembra uscita ieri dalla fabbrica.
Mario è riuscito a trovare un articolo che racconta la storia di quel modello, chi l’ha progettata, dove è stata costruita e in quanti esemplari; i punti di forza e i difetti.

E’ incredibile pensare che sono passati 35 anni e questa moto è ancora qui!
Cosa avrà fatto in tutti questi anni? Quanti luoghi avrà visto? Quante famiglie avrà scarrozzato e dove vivevano?
Chi ne seguiva la manutenzione, chi ha provveduto al restauro?

Mario si rende conto che non conosce nulla di questi 35 anni, eppure se questa moto è ancora qui, significa che molte persone, luoghi e storie si sono intrecciate con questa moto.
Magari è stata in India! Magari era la moto di Vasco Rossi!

Meno male che è venuto a conoscenza di un social network (nuovo di zecca) nel quale puoi inserire targa e telaio e sapere se la storia di altre persone si è intrecciata con questa moto.

Effettua la registrazione e con sua sorpresa scopre che, al contrario di facebook, non ci sono foto di persone, qui la faccia è solo delle moto. Anche il suo profilo resta assolutamente anonimo.

Inserisce targa e telaio del veicolo e il sistema gli propone di utilizzare la foto presente sul Registro Storico FMI (come avranno fatto?).

Il sistema purtroppo lo informa che nessun profilo ha cercato/inserito questi dati ma che esistono moto come la sua che hanno storie interessanti da mostrare.
Mario decide di proseguire.

Ha scoperto che una moto come la sua è stata la protagonista di una gara in salita avvenuta sulle colline piacentine. Non aveva idea che si potesse correre (e vincere) con 12,5 CV!

Mentre legge storie di moto (non smetterebbe mai!) il sistema gli suggerisce di ricercare le moto della sua giovinezza.
Mario non ci pensa 2 volte e inserisce i numeri di targa delle sue moto (4 moto, non male) e 1 ricerca va a segno!

Incredibile, è perfettamente uguale al giorno in cui l’ho venduta! Ed è ancora in strada!
Il sistema gli suggerisce di collegarsi a questa moto e di caricare storie, viaggi ed esperienze, fatte con lei.
Il giorno dopo Mario carica le foto del suo viaggio di nozze in Grecia, proprio con quella moto!

Luigi (l’attuale proprietario) riceve una Email che lo informa che un utente ha collegato la sua moto e ha caricato delle foto.
Il profilo di quella moto ha cominciato ad espandersi con una sequenza temporale, la storia della moto prende vita.
Luigi non conosce i dati di Mario ma scopre che può chattare con lui e scambiarsi opinioni e ricordi. Rimane sorpreso quando Mario si offre di ricomprargli la moto (per Mario vale di più di qualsiasi altra moto).

Nei giorni successivi Mario continua a frequentare il social per leggere i profili più interessanti, ci sono moto che hanno fatto la storia d’Italia!

Finchè un giorno anche Mario riceve una Emal, la sua nuova moto d’epoca ha un nuovo collegamento!
Scopre che il figlio di un anziano motociclista ha pubblicato una foto dell’ 84′ e ha riportato la storia che gli è stata raccontata dal padre.

Mario è entusiasta! Quei 35 anni stanno prendendo vita, è solo questione di tempo affinché la sua moto possa svelare tutte le avventure passate.
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Torniamo a noi,

l’idea è quella di costruire questo social network incentrato sulla storia delle singole moto.

Quali caratteristiche?
La moto è la protagonista.
L’utenza è anonima.
Gli utenti possono creare un collegamento a una moto.
Gli utenti possono conversare con chi ha gli stessi collegamenti.
I collegamenti generano una sequenza temporale.
Le sequenze temporali contengono delle foto e delle storie.
Il social ha un proprio Moto Club affiliato alla FMI.

Come si finanzia?
Pubblicità di case costruttrici, ricambi e accessori, annunci compro/vendo, agenzie viaggi.

Vantaggi?
C’è solo una cosa che vale di più di una moto d’epoca iscritta al R.S. FMI, una moto d’epoca iscritta al R.S. FMI con una storia.
Per ottenere collegamenti alla tua moto devi rimanere registrato.
Nessuno ti offrirà più soldi di un vecchio proprietario della tua moto.

Difficoltà?
Il social deve essere avviato con un minimo di contenuti (storie) che possano intrattenere gli utenti registrati fino all’arrivo dei primi collegamenti.
La fase di start-up deve essere esplosiva altrimenti subirebbe la concorrenza di strutture più dotate di noi per realizzarla (in primis FMI, ma anche ACI).

Possibili evoluzioni?
Lo stesso schema può essere applicato alle auto d’epoca.
Può diventare un social internazionale.

Space l’app di ACI che utilizza dati non suoi

Proprio ieri mi sono imbattuto in questa notizia:
Aci presenta Space, l’app gratuita per avere l’auto sottocontrollo
http://www.sicurauto.it/news/aci-presenta-space-lapp-gratuita-per-avere-lauto-sottocontrollo.html

In particolare mi ha incuriosito il servizio Infotarga:

“Infotarga è un interessante servizio informativo, inserendo la targa di qualunque veicolo è possibile accedere ai suoi dati tecnici e commerciali (cilindrata, potenza, marca, modello, serie e versione). Informazioni importanti quando si deve acquistare un mezzo usato, accertandosi in tempo reale se risulta rubato o radiato dal P.R.A., inoltre è possibile conoscere il costo del passaggio di proprietà, quello del Bollo o i costi di gestione.”

Francamente ho subito pensato ad un errore del giornalista, com’era possibile che mi permettessero di visualizza tante informazioni su un’auto non mia?

Così ho scaricato e installato l’app e questi sono i dati che ho potuto visualizzare a seguito di una semplice registrazione:

Tutto bene no? No, anche no.
Io un problemino lo vedo, vediamo di capirlo.

I dati del PRA sono pubblici e non puoi farci un uso privato

ACI confeziona una bella app (è la moda del momento) che permette al cittadino di conoscere il mondo ACI e usufruire di una serie di servizi, alcuni dei quali riservati ai soci:
Con Around Me, visualizza i Punti (di servizio) ACI e gli sconti ACI.
Con SOS, ti chiama il carroattrezzi ACI, il medico convenzionato ACI e pure l’idraulico ACI.

Tutto bene? Si fino a qui.
Poi però ci infila dentro anche il servizio Infotarga, che può funzionare solo attraverso i dati del PRA.

Sappiamo tutti che, per il successo (o fallimento) di qualsiasi app, sono determinanti i dati che riesci a rendere “utili” per il cittadino.
Gli App-store sono pieni di app bellissime ma inutili (e quindi non scaricate o disinstallate dopo pochi utilizzi).

ACI sta utilizzando i dati del PRA per inserire nella propria app un’utilità, che nessuno ha, e spingere quindi tutti gli altri servizi targati ACI.

Ma i dati memorizzati nel PRA NON sono di ACI, ma dello Stato Italiano (di tutti noi).

ACI dovrebbe utilizzare le proprie indiscusse competenze tecniche per permettere, a chiunque abbia sviluppato un’app per la mobilità, di accedere e interfacciarsi con i dati del PRA.

Infatti un utilizzo diffuso dei dati rappresenta un volano per lo sviluppo della società dell’informazione e in generale un’opportunità per tutto il mondo dell’automotive.
Al contrario, un utilizzo monopolistico, serve solo a schiacciare e comprimere la possibile concorrenza.

ACI vuoi farti l’app? Bene, benissimo, ma non utilizzare i dati del PRA.

Il brand fondamenta per il successo delle nostre imprese

Questo post è stato pubblicato per la prima volta sulla newsletter “Goooood morning Sermetra!” il 15/02/2017.

Se dobbiamo comprare degli spaghetti ci verranno in mente Barilla, De Cecco, Voiello.
Se vogliamo comprare un’auto da città penseremo a FIAT, Volkswagen, Smart.

Ognuno di noi ha, nella propria testa, una scala di preferenze che ci indirizzeranno a scegliere il prodotto preferito, ma anche a ripiegare sul secondo o sul terzo se sono in offerta o manca il primo.

Come si modifica questo “podio” scritto nelle testa delle persone? In un modo solo, con la pubblicità.
“Dove c’è Barilla… ” tutti noi abbiamo completato la frase. Com’è possibile?

Semplicemente perchè sono molti anni che Barilla ci ripete questo messaggio.
Il segreto è tutto qui, ripetere, ripetere, ripetere e ancora ripetere sempre e solo lo stesso messaggio.

E non dobbiamo pensare solo agli spot televisivi, il tuo messaggio deve essere sempre lo stesso anche in radio, sui volantini distribuiti porta/porta, nel contenitore del tuo prodotto/servizi, nello stile del tuo negozio.

Ma qual è questo benedetto messaggio che devo ripetere fino alla nausea? Il marketing ci insegna che è necessario dire:

  • Chi sei
  • Cosa ti differenzia dagli altri (presenti sul podio)

Ma veniamo a noi e alle nostre imprese.
Qual è il podio delle pratiche auto? Non è difficile capire che ci sono solo 2 brand e noi (per ora) siamo secondi.
E non venitemi a dire che ce ne sono altri, le varie software-house che forniscono servizi (purtroppo anche ai nostri soci) NON sono brand. Chi confronta i servizi di queste imprese con Sermetra sta confrontando le mele con le pere.

Torniamo al brand.
“Santa Sermetra guidaci tu, al bollo auto…” siamo riusciti a completarla? Io tutta, ma anche molti miei clienti.

Non è poi così difficile entrare nella testa delle persone ma è necessario che tutti (non solo gli spot alla radio) ripetano lo stesso messaggio: Noi siamo Sermetra.
E visto che non possiamo essere su RTL tutti i giorni è necessario sfruttare tutte le altre occasioni per confermare e rafforzare il messaggio.
Hai visto l’insegna del mio ufficio? Hai visto le locandine che espongo?
Hai visto i volantini che distribuisco localmente?
Hai visto il mio sito? E la mia pagina Facebook?
Hai visto la firma sulle mie Email, il mio calendario, il porta-documenti, il mio biglietto da visita?

La parola brand deriva dall’abitudine, negli USA, di marchiare le vacche per distinguerle le une dalle altre.
Ora fatevi una domanda: Qual è il solo ed unico brand che può dire chi sei e distinguerti dall’altra (vacca) competitor per portarti alla prima posizione?

 

E’ una questione personale!
Ho l’obbligo di ricordarti che le opinioni espresse non rispecchiano necessariamente le opinioni e le scelte del C.d.A. di Sermetra S.Cons.p.A.

Dobbiamo dirlo noi!

Questo post è stato pubblicato per la prima volta sulla newsletter “Goooood morning Sermetra!” il 20/07/2016.

Ormai è chiaro a tutti che questa è l’era dell’informazione, l’ homo sapiens ha letteralmente in mano l’intera conoscenza umana.

Ma prendendo a prestito una massima di William Gibson: «Il futuro è già qui: è solo distribuito male», possiamo dire che «L’informazione è già qui: è solo in mano ad una marea di incompetenti».

Chi può (e deve) parlare di pratiche auto, di bolli auto e di Sportello Telematico se non noi? Eppure non lo stiamo facendo o almeno non nel modo che vorrei io.

Come si fa il passaggio di proprietà fai da te?

Qualcuno potrebbe ritenere che non spetta a noi rispondere a questa domanda, che non saremo noi a rendere più facile la vita al privato fai da te. Ma è un errore.

Torniamo al principio, l’informazione è già qui, se non rispondiamo noi alle domande delle persone, semplicemente lo farà (e già lo fa) qualcun altro.
E noi avremo solo perso l’occasione di proporre la nostra alternativa valida e conveniente.

Quindi, come è mio uso, cercherò di mostrare un possibile scenario.

Mario effettua una ricerca su Google per fare il suo passaggio di proprietà in comune.
Trova un sito (non è magia è SEO) che gli mostra un video che spiega come si compila correttamente l’atto di vendita.
Mario è positivamente impressionato dalla qualità della risorsa (certamente hanno speso soldi!) e curiosa sul sito per capire meglio.

Scopre che esistono molte risorse, testi, video e infografiche che illustrano come fare “da se” qualsiasi pratica automobilistica.
La qualità è molto elevata, così come la profondità che si può raggiungere per capire singoli aspetti del passaggio di proprietà, come il fermo amministrativo.
Mario si rende conto che non è così facile come sembra, ma per sua fortuna sulla parte destra del monitor gira la pubblicità di un’agenzia, proprio sotto casa sua, con il prezzo “finito” (e conveniente) proprio della sua pratica.

A questo punto Mario deve decidere se continuare a leggere e comprendere tutte quelle nozioni che lo metteranno al riparo da eventuali guai oppure se cliccare sul tasto CHIAMA ORA e parlare con il titolare dell’agenzia sotto casa tua.
Inoltre cliccando sulla cartina il navigatore del proprio smartphone lo conduce dritto all’agenzia.

Molti “Mario” decideranno di proseguire con il fai da te, ma altri accetteranno l’offerta proposta.

Andiamo a creare una proposta valida in quanto coerente con la ricerca e fattibile per le distanze.
Con il tempo saremo in grado di sapere qual’è la soglia di prezzo che genera click (in un determinato luogo/tempo) e quale invece è così alta da non generare nessuna azione.

In pratica saremo in grado di fornire, alla singola agenzia, qual’è il suo prezzo massimo che potrebbe spuntare per quella specifica pratica, in relazione al luogo (distanza dalla PA), ai prezzi dei concorrenti ed al tempo (a fine luglio o sotto Natale).

Io credo che questo diventerà l’unico modo per ingaggiare l’homo sapiens del 2016 e dei prossimi anni.

Siamo pronti a dire come si fa?

E’ una questione personale!
Ho l’obbligo di ricordarti che le opinioni espresse non rispecchiano necessariamente le opinioni e le scelte del C.d.A. di Sermetra S.Cons.p.A.

L’auto potrebbe rinunciare (non solo) al conducente

Questo post è stato pubblicato per la prima volta sulla newsletter “Goooood morning Sermetra!” il 13/05/2016.

Sermetrini!

Prendo spunto da questo articolo per aggiungere un 12esimo punto:
http://www.economyup.it/innovazione/4306_fca-google-11-cose-da-sapere-sull-auto-senza-pilota.htm

L’auto che si guida da sola procede spedita, essenzialmente per questi due vantaggi: La promessa di maggiore sicurezza sulle strade e di premi di assicurazione più convenienti.

Una driveless car non funzionerà grazie alla tecnologia satellitare, ma avrà bisogno di una rete (Internet o altra), che gli permetta di scambiare dati con gli altri veicoli.

E’ probabile quindi che da oggi (le auto del 2016) al futuro (auto completamente driveless) assisteremo alla nascita di ibridi a conduzione umana ma connessi alla rete.
Un kit per l’upgrade permetterà anche la conversione delle automobili già in circolazione.

Ma un oggetto sulla rete è unico e identificabile! (l’attuale MAC Address delle schede di rete)
Anche le auto, proprio perché presenti in rete, diventeranno oggetti unici e senza la necessità di “essere rappresentati” da un documento (anche digitale) o da una targa.

Quindi l’auto del futuro perderà non solo il conducente, ma anche i documenti e le targhe.

Lo STA non andrà a lavorare documenti che identificano un’auto, ma lavorerà l’auto stessa (il suo ID sulla rete) abbinandolo alla persona che ne assume la responsabilità.
In sostanza lo STA collegherà o scioglierà oggetti presenti su database diversi presenti in rete (Motorizzazione/Anagrafe/Ania/Entrate).

 

E’ una questione personale!
Ho l’obbligo di ricordarti che le opinioni espresse non rispecchiano necessariamente le opinioni e le scelte del C.d.A. di Sermetra S.Cons.p.A.

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Ne parliamo sul gruppo Facebook PraticaMente Laboratorio di idee per lo STA:
https://www.facebook.com/groups/1379174348766807/

La speranza è di incoraggiare i consulenti automobilistici a condividere nuove idee ed esperienze per stimolare il pensiero e fare emergere le idee migliori.