Il piano editoriale è morto?

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Mi rifaccio al post-podcast di Gianluca Diegoli:
https://www.minimarketing.it/2017/10/il-piano-editoriale-e-quasi-morto.html

Gianluca, non si capisce quanto provocatoriamente, scrive o meglio parla della morte del piano editoriale organizzato.
Dico organizzato per intendere tutte quelle realtà dove ci sono una o più persone pagate per creare e postare contenuti su Facebook (ma anche sugli altri social), non quelli che postano contenuti nella pagina della propria agenzia quando hanno due minuti di cazzeggio.

Secondo Gianluca sono soldi (stipendi) sprecati in quanto la visione di questi post, senza un’adeguata sponsorizzazione (senza pagare Facebook) è ormai infinitesimale.

In sostanza, anche i contenuti di qualità, si perdono come gocce d’acqua nella marea di contenuti pubblicati a getto continuo.

Quindi cosa bisogna fare? Abbandoniamo Facebook?
Non esattamente, restiamo su facebook ma i contenuti vanno pensati e costruiti come completamento dell’esperienza degli utenti. Si proprio utenti perché in questo momento non sono ancora clienti e non dobbiamo pensare a loro come tali.

La sequenza corretta:

  1. Creare un contenuto veramente utile per il nostro utente
  2. Sponsorizzare il contenuto
  3. Agganciare il nostro utente
  4. Fornire uno o più contenuti costruiti in funzione delle sue necessità
  5. Fornire il contenuto giusto per trasformarlo in cliente

E’ la strategia giusta anche per le nostre attività?
Probabilmente si anche perché non possiamo certo dire che disponiamo di contenuti wauuuu, ma possiamo impegnarci per contenuti di aiuto ed educativi (ma non barbosi! 😉

Telepass e la lavanderia

http://www.reteconomy.it/programmi/economy-up/2017/ottobre/10-fai-la-spesa-e-paga-con-auto/integrale.aspx

In questo video Gabriele Benedetto ci parla dei nuovi servizi digitali di Telepass.
Alcuni sono realmente innovativi e uno, in particolare, mi ha colpito e mi permette di scrivere questo post.

Telepass immagina che la tua auto possa essere aperta da “qualcuno” che debba consegnare un tuo acquisto (Amazon?) o concludere un servizio.
Per esempio la lavanderia potrebbe ritirare gli abiti da pulire dalla tua auto e consegnarteli puliti rimettendoli sempre sull’auto.

In pratica il tuo dispositivo Telepass, adeguatamente interfacciato con il sistema di apertura/chiusura dell’auto, dovrebbe autorizzare l’accesso al personale della lavanderia.

E’ uno scenario possibile? Secondo me solo nella mente degli ingegneri di Telepass (ma probabilmente neppure li).

Avete mai sentito di una persona che lascia la seconda chiave dell’auto in lavanderia in modo che, a lavaggio finito possano caricare gli abiti in auto?
Già oggi sarebbe possibile, non serve la tecnologia, eppure nessuno lo fa, perché?

Semplicemente perché le persone non vogliono che un estraneo, anche se “conosciuto” apra la propria auto se non in presenza del proprietario.

Quindi cosa vuole fare Telepass? Vuole solo modificare il comportamento delle persone!

Buona fortuna

Otzi e il moderno consumatore

Oetz

Quest’estate ho fatto visita a Otzi nel Museo archeologico dell’Alto Adige di Bolzano.
Quello che mi fa impazzire è che quest’uomo, vissuto 5.300 anni fa, aveva, non solo lo stesso DNA, ma anche le stesse capacità intellettive di un uomo dei nostri giorni.

Quindi com’è possibile che Otzi si sia trasformato nel moderno cittadino europeo senza che siano intervenute le leggi che regolano l’evoluzione naturale?
Infatti, al contrario degli animali che modificano i propri comportamenti solo a seguito di mutazioni genetiche, l’homo sapiens progredisce infischiandosi della legge di Darwin.

Il libro che ho letto quest’estate “Da animali a dei: Breve storia dell’umanità” ci dice che è tutto merito della cultura, o meglio delle culture che hanno accompagnato Otzi fino ai giorni nostri.

Le invenzioni astratte, che esistono solo nella mente umana, come le religioni, il capitalismo, il denaro, il veganesimo hanno elevato un animale che viveva solo di ciò che raccoglieva e cacciava, a diventare un semi-dio.

E’ stato l’istinto sociale dell’homo sapiens che ha permesso lo sviluppo di questi fenomeni collettivi (le culture), nelle quali migliaia di esseri umani condividono le stesse credenze, gli stessi valori, le stesse aspettative e sogni.

Così, quando ci si chiede se un certo prodotto o servizio potrebbe interessare il moderno consumatore, bisognerebbe pensare a Otzi e calarlo nella cultura che sta dominando le proprie convinzioni e scelte.

Dobbiamo sforzarci di comprendere e condividere la sensibilità, l’orientamento valoriale, la visione del mondo del moderno consumatore, sviluppando affinità di pensiero e di emozioni.

Il vero cambiamento non è nella tecnologia ma nei comportamenti

Mi rifaccio a questo articolo:
Impatto della digitalizzazione sulla distribuzione assicurativa: ancora una “rivoluzione tranquilla”?
https://www.assinews.it/07/2017/impatto-della-digitalizzazione-sulla-distribuzione-assicurativa-ancora-rivoluzione-tranquilla/660042393/?utm_source=newsletter-apr&utm_medium=email%20utm_campaign=Newsletter%2BProspect

per evidenziare alcuni aspetti che ci riguardano direttamente:

Le assicurazioni non sono (e non possono pensare di essere) indenni dal cambiamento

“Nei prossimi cinque anni la distribuzione potrebbe essere il dominio che risentirà con più forza delle tecnologie digitali, in particolare nella vendita delle polizze auto e abitazione (o comunque di prodotti standardizzati). “

Le tecnologie digitali stanno impattando pesantemente su tutte le attività, sperare che non ci riguardi o che comunque “non interessa ai miei clienti” è un vero suicidio.

Aumentano i canali e di conseguenza la concorrenza

“La digitalizzazione ha arricchito il ventaglio di servizi ai consumatori di diversi canali, tra cui il sito web, l’e-mail, la chat live, l’applicazione mobile, gli sms, i forum e i social.
Secondo uno studio di BCG/NICE, i clienti assicurativi utilizzano in media 5,1 canali differenti e per il 15% dei consumatori, questo numero potrebbe raggiungere 10.”

Mentre in passato il mio assicuratore era il primo e unico canale utilizzato per informarsi e acquistare, oggi banche, aggregatori e (false) compagnie sul web costituiscono un’alternativa valida e facilmente consultabile.

Cercare è una cosa, comprare è un’altra

“Non è detto poi che l’acquisto venga fatto nello stesso luogo dove si è cercata l’informazione. La strategia « research-online-purchase-offline » (ROPO) rimane popolare, anche per le coperture standard. Per esempio se il 50% dei clienti assicurativi auto negli USA fa preventivi on-line, solo il 10% sottoscrive on-line una polizza.”

Della serie, la partita è finita … quando il cliente paga. Il mio assicuratore non parte già battuto in partenza, ma solo se è in grado di ritagliarsi spazio e visibilità tra le altre proposte (assomigliando anche un po alle altre proposte).

Il vero cambiamento non è nella tecnologia ma nei comportamenti

“Le tecnologie non hanno eliminato agenti e broker, ma hanno creato nuovi tipi di intermediari. Allo stesso tempo, gli intermediari tradizionali evolvono e si servono delle nuove tecnologie per migliorare il modo in cui interagiscono con i clienti, sia di persona che a distanza.”

“Ma per avere successo, non sarà sufficiente creare un app mobile o un portale per i clienti on-line. Ciò che è necessario prima di tutto è un cambiamento di fondo del funzionamento e della mentalità dell’organizzazione, che comprende tutti gli aspetti della catena del valore, dal ruolo dell’agente alle nuove funzionalità di analisi di dati avanzate.”

“ I canali digitali saranno alla fine utilizzati in tutte le tappe dei processi distributivi, dalla raccolta di informazioni alla firma del contratto, fino al servizio post vendita.”

“La sfida per gli assicuratori, come per gli intermediari tradizionali è la modernizzazione dei loro sistemi e modelli di business per sfruttare le opportunità offerte dalla tecnologia digitale. Chi si lascia sfuggire l’occasione sarà verosimilmente sempre più emarginato nel mercato.”

Amen

Anche nel regno del cazzeggio funzionano le risposte dannatamente serie!

Mi rifaccio a questo articolo:
Consumers Aren’t Looking to Buy From Brands That Are “Cool” on Social
https://sproutsocial.com/insights/data/q2-2017/

che prova a rispondere alle seguenti domande sulla presenza dei brand sui social:

  • Cosa vogliono trovare i consumatori sui social?
  • Dove vogliono trovarlo?
  • In quale forma?
  • E se poi non faccio ridere?
  • Ma poi è così importante essere cool?

Ma partiamo dall’inizio,
Cosa vogliono trovare i consumatori sui social?

La maggioranza dei consumatori acquista da brand che sono onesti (86%), utili (78%) e amichevoli (83%).
Ora, dando per scontato che l’onestà sia uno dei valori fondanti della cultura aziendale (e per Sermetra è così), i dati ci dicono che bisogna essere utili con un tono amichevole.
L’utilità passa necessariamente dal fornire risposte serie e professionali.

Dove vogliono trovarlo?

Qui non c’è storia per nessuno (neppure per YouTube!); l’83% dei consumatori desidera vedere la personalità del brand su Facebook.

Con quale forma?

La soluzione sembra quella di usare i video per rispondere alle domande e instaurare una conversazione (rapida).
Parla con il tuo pubblico nel modo in cui il tuo pubblico ti parla e fornisci loro quello che cercano, non quello che vorresti fornirgli tu.

E se non faccio ridere?

Un messaggio divertente, se non è interessante e sopratutto rilevante, può rapidamente scivolare nel fastidioso. Questo è un grosso problema quando il 51% dei consumatori sostiene che smetterebbe di seguire un marchio che li ha infastiditi.

Ma poi è così importante essere cool?

Sembrerebbe di no se è vero che il mondo dei servizi non è classificato neppure tra le prime 10 industrie dove i consumatori amano vedere la personalità dei brand.
Rispondere alle domande, inviare offerte/promozioni, postare contenuti educativi sembra essere molto più importante che essere divertenti.

Conclusioni
La ricetta sembra essere un po’ questa:

  1. Ascolta i tuoi clienti
  2. Prepara dei video che danno risposte utili e professionali alle loro domande ma con un tono amichevole
  3. Posta il tutto su facebook
  4. Rispondi velocemente alle ulteriori richieste

Concentrati sulle vincite che durano dando ai consumatori ciò che vogliono: Comportamenti e contenuti onesti, utili e amichevoli.

Più del legno i sensori

Vi segnalo questo articolo che ci fornisce alcuni punti di riflessione anche per i nostri uffici:
Smart retail: cosa significa mettere l’IOT al servizio di brand e consumatori
http://www.internet4things.it/iot-library/smart-retail-cosa-significa-mettere-liot-al-servizio-di-brand-e-consumatori/

Non fatemi perdere tempo
Se esistono, come esistono, tecnologie che vi permettono di non farmi perdere tempo, U S A T E L E!

Secondo i ricercatori, quasi 8 shopper su 10 sognano supermercati intelligenti, senza file e senza l’obbligo di leggere i codici a barre dei prodotti acquistati.
L’uso di sensori che abilitino il riconoscimento automatico è tra le massime aspirazioni dei clienti italiani che, di anno in anno, alzano l’asticella delle aspettative, iniziando a pensare che oltre allo smartphone ci siano molte altre cose che possono essere smart.

Il comportamento delle persone ci dovrebbe interessare, sempre!

La società di ricerca McKinsey ha rilevato come nella distribuzione i retailer che fanno uso dei Big Data hanno aumentato i propri margini del 60%. In che modo? Analizzando i comportamenti di acquisto, ovvero lo scontrino, associato alla carta fedeltà e alle varie interazioni con le promozioni, gli annunci, l’e-mail marketing, le eventuali newsletter che si ricevono periodicamente e periodicamente si aprono. Tutto questo rappresenta una montagna di informazioni da collezionare e da analizzare per definire un’offerta sempre più a misura di cliente.
Studiare la customer experience prima ancora della shopping experience è diventato fondamentale per capire in che modo un cliente si avvicina verso un prodotto o un servizio.

Purtroppo i dati sul “come, quando e quanto” il cliente ingaggia l’agenzia ancora non li abbiamo.
Per ora solo l’agenzia è in grado di conoscere quante volte si presenta quello specifico cliente, quanto si ferma, per fare quali attività. Ma poi non ha gli strumenti per analizzare i dati e renderli confrontabili con quelli provenienti da altre agenzie.
Il mio vecchio post su George, purtroppo, è ancora molto di attualità.

Più del legno i sensori

Come ultimo requisito, poiché non è più possibile distinguere in compartimenti stagni le dimensioni del fisico e del virtuale, occorre che lo store sia sempre più connesso, così da rendersi presente al consumatore secondo la forma a lui più accessibile, accompagnandolo in tutte le fasi di acquisto.

Il design, indispensabile per perseguire quegli obbiettivi di uniformità e bellezza degli arredi, deve essere affiancato da metodi di studio su sensori e output visivi per semplificare la vita al cliente (e a noi).

Sulla digital trasformation Amplifon ci sente bene

La digital trasformation di Amplifon mi permette di evidenziare alcuni aspetti a me cari:

http://www.zerounoweb.it/approfondimenti/business-applications/una-digital-transformation-basata-sull-api-management.html

Dove vai se lo sviluppatore non ce l’hai?

In questi team sono presenti esperti di business, che si occupano della parte alta dei processi, e di IT, responsabili di quella ‘bassa’, cioè del sito. All’interno del team di sviluppo di un progetto c’è sempre uno sviluppatore”.

Da figura prettamente esecutiva a componente essenziale per qualsiasi team che voglia aver sempre chiaro se la rotta intrapresa è quella giusta.

La comunicazione coordinata non si fa concentrando le iniziative ma fornendo strumenti e regole chiare

Sopra questo strato, che possiamo sintetizzare come API Layer, è implementato un Content Management System (Cms), unico a livello globale, nel quale le singole country possono trovare quello che serve per realizzare siti, iniziative di marketing e altri servizi in maniera autonoma, ma in sintonia con le policy corporate.

– Parlo io altrimenti chissà cosa potresti dire – non è più il modello corretto da seguire, le imprese devono essere in grado di fornire alla base tutti gli strumenti che gli permettano di sviluppare, in autonomia, le iniziative di comunicazione che ritengono più adatte per la propria realtà di clienti e ambiente.

Microservizi scalabili e riutilizzabili (utilizzando anche i suggerimenti della rete)

Da un punto di vista dello sviluppo applicativo, l’architettura basata su onStage consente di realizzare in modo agile nuovi servizi e microservizi, ovvero building block simili a mattoncini di lego che sono sviluppati una volta in modo standard e sicuro e possono essere riutilizzati per costruire applicazioni diverse. Solo per fare qualche esempio, Petrucci cita funzionalità che permettono al canale di cercare informazioni sui clienti o di gestire le agende.

Smart Contracts al posto degli atti di vendita?

Com’è mia consuetudine voglio rappresentarvi un possibile scenario:

Mario si è recato in uno STA per effettuare il passaggio di proprietà della propria auto, ha consegnato la Carta di circolazione e, dopo pochi minuti, è tornato a casa con uno smart-contract.
Il titolare dello STA gli ha spiegato che quel contratto digitale è in grado di entrare in esecuzione e fare rispettare le proprie clausole senza alcun intervento esterno.

Mario invia il contratto per Email alla persona che ha visionato l’auto solo qualche ora prima e adesso attende fiducioso l’esito della procedura.

Luigi (l’acquirente) ha ricevuto il contratto sulla propria Email, lo visiona rapidamente dal proprio smartphone e lo acquista tramite PayPal.
Dopo pochi minuti riceve una Email dal Ministero dei Trasporti che gli conferma che il CED è stato aggiornato e ora l’auto è di sua proprietà.
Luigi si reca in uno STA che gli stampa, a vista, la nuova Carta di circolazione con la quale ritirerà il suo nuovo acquisto.

Cos’è successo? Mario sarà stato pagato? Luigi avrà pagato le imposte legate al suo acquisto?

A differenza di un contratto tradizionale, uno smart-contract è scritto in un linguaggio eseguibile da un computer.
Il titolare dello STA ha personalizzato il contratto certificando la volontà di Mario di vendere la propria auto, indicando il prezzo di vendita e il conto di accredito.
A questo punto il contratto è pronto per essere attivato dai dati anagrafici dell’acquirente e da uno strumento di pagamento.

Lo smart-contract, attivato da Luigi, ha eseguito le seguenti attività:

  • Ho pagato il prezzo di vendita a Luigi
  • Ha pagato le tasse sul passaggio di proprietà
  • Ha trasmesso i dati dell’acquirente al CED del Ministero dei Trasporti

Questo scenario si basa sull’utilizzo della tecnologia blockchain e presenta i seguenti vantaggi.

  • La volontà di Mario, di vendere l’auto, è certificata digitalmente dallo STA
  • Il pagamento e la trascrizione avvengono simultaneamente (o non avvengono)
  • Non è necessario depositare il contratto in archivi pubblici
  • Anche l’acquirente viene identificato dallo STA

Naturalmente c’è chi non crede che questo scenario avverrà mai:
BLOCKCHAIN, OPPORTUNITÀ E UNA DOMANDA SENZA RISPOSTA
http://www.notartel.it/opencms/notartel/contenuti/news/blockchain-300517.html
«In Italia i registri sono una realtà “gioiello” – ha chiarito Michele Nastri nel corso dell’intervento che ha concluso la prima tavola rotonda – Noi notai garantiamo la certezza: la blockchain può essere un complemento, un supporto che in nessun modo può sostituire pubblici registri che già funzionano efficacemente. Il rischio, altrimenti, è semplicemente di ridurre le garanzie».

Qui invece un’articolo sugli smart-contract:
Smart Contracts, la vera rivoluzione della blockchain
https://www.icbpi.it/smart-contracts-la-vera-rivoluzione-della-blockchain/

Il labirinto

Mio figlio più piccolo ha 5 anni (Tommaso) e ama fare i labirinti con la penna.
Il labirinto in fondo è come un processo, una persona che deve giungere in un punto specifico per vedere soddisfatte le proprie necessità.
Il problema è che la strada giusta è una sola e il labirinto (come i processi) è ricco di percorsi errati, lunghi e difficili.
Possiamo immaginare questi percorsi errati come tutte le “frizioni” che può incontrare il nostro cliente: Paura di sbagliare, mancanza di strumenti, ignoranza sul loro utilizzo, costi eccessivi ecc.

Tommaso, quando non arriva al traguardo, fa una furbata, effettua un salto della riga.

Ecco, “il salto” è la tecnologia.
Ci permette di giungere a destinazione attraverso un percorso più semplice, più fluido.

Quello che dobbiamo ricordarci sempre è che quella specifica tecnologia, che ci permette di effettuare quello specifico salto, non è nata per questo scopo!

Sta a noi avere l’abilità di immaginare come, la tecnologia nata per fare una determinata cosa, possa essere trasferita nel nostro processo per far si che Tommaso arrivi, prima, meglio, con minori costi, al suo gelato.

Social storyBike

Come mi è d’uso, senza entrare nei dettagli, voglio mostrarvi un possibile scenario.

Mario ha acquistato una moto d’epoca, ha 35 anni sulle spalle, ma sembra uscita ieri dalla fabbrica.
Mario è riuscito a trovare un articolo che racconta la storia di quel modello, chi l’ha progettata, dove è stata costruita e in quanti esemplari; i punti di forza e i difetti.

E’ incredibile pensare che sono passati 35 anni e questa moto è ancora qui!
Cosa avrà fatto in tutti questi anni? Quanti luoghi avrà visto? Quante famiglie avrà scarrozzato e dove vivevano?
Chi ne seguiva la manutenzione, chi ha provveduto al restauro?

Mario si rende conto che non conosce nulla di questi 35 anni, eppure se questa moto è ancora qui, significa che molte persone, luoghi e storie si sono intrecciate con questa moto.
Magari è stata in India! Magari era la moto di Vasco Rossi!

Meno male che è venuto a conoscenza di un social network (nuovo di zecca) nel quale puoi inserire targa e telaio e sapere se la storia di altre persone si è intrecciata con questa moto.

Effettua la registrazione e con sua sorpresa scopre che, al contrario di facebook, non ci sono foto di persone, qui la faccia è solo delle moto. Anche il suo profilo resta assolutamente anonimo.

Inserisce targa e telaio del veicolo e il sistema gli propone di utilizzare la foto presente sul Registro Storico FMI (come avranno fatto?).

Il sistema purtroppo lo informa che nessun profilo ha cercato/inserito questi dati ma che esistono moto come la sua che hanno storie interessanti da mostrare.
Mario decide di proseguire.

Ha scoperto che una moto come la sua è stata la protagonista di una gara in salita avvenuta sulle colline piacentine. Non aveva idea che si potesse correre (e vincere) con 12,5 CV!

Mentre legge storie di moto (non smetterebbe mai!) il sistema gli suggerisce di ricercare le moto della sua giovinezza.
Mario non ci pensa 2 volte e inserisce i numeri di targa delle sue moto (4 moto, non male) e 1 ricerca va a segno!

Incredibile, è perfettamente uguale al giorno in cui l’ho venduta! Ed è ancora in strada!
Il sistema gli suggerisce di collegarsi a questa moto e di caricare storie, viaggi ed esperienze, fatte con lei.
Il giorno dopo Mario carica le foto del suo viaggio di nozze in Grecia, proprio con quella moto!

Luigi (l’attuale proprietario) riceve una Email che lo informa che un utente ha collegato la sua moto e ha caricato delle foto.
Il profilo di quella moto ha cominciato ad espandersi con una sequenza temporale, la storia della moto prende vita.
Luigi non conosce i dati di Mario ma scopre che può chattare con lui e scambiarsi opinioni e ricordi. Rimane sorpreso quando Mario si offre di ricomprargli la moto (per Mario vale di più di qualsiasi altra moto).

Nei giorni successivi Mario continua a frequentare il social per leggere i profili più interessanti, ci sono moto che hanno fatto la storia d’Italia!

Finchè un giorno anche Mario riceve una Emal, la sua nuova moto d’epoca ha un nuovo collegamento!
Scopre che il figlio di un anziano motociclista ha pubblicato una foto dell’ 84′ e ha riportato la storia che gli è stata raccontata dal padre.

Mario è entusiasta! Quei 35 anni stanno prendendo vita, è solo questione di tempo affinché la sua moto possa svelare tutte le avventure passate.
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Torniamo a noi,

l’idea è quella di costruire questo social network incentrato sulla storia delle singole moto.

Quali caratteristiche?
La moto è la protagonista.
L’utenza è anonima.
Gli utenti possono creare un collegamento a una moto.
Gli utenti possono conversare con chi ha gli stessi collegamenti.
I collegamenti generano una sequenza temporale.
Le sequenze temporali contengono delle foto e delle storie.
Il social ha un proprio Moto Club affiliato alla FMI.

Come si finanzia?
Pubblicità di case costruttrici, ricambi e accessori, annunci compro/vendo, agenzie viaggi.

Vantaggi?
C’è solo una cosa che vale di più di una moto d’epoca iscritta al R.S. FMI, una moto d’epoca iscritta al R.S. FMI con una storia.
Per ottenere collegamenti alla tua moto devi rimanere registrato.
Nessuno ti offrirà più soldi di un vecchio proprietario della tua moto.

Difficoltà?
Il social deve essere avviato con un minimo di contenuti (storie) che possano intrattenere gli utenti registrati fino all’arrivo dei primi collegamenti.
La fase di start-up deve essere esplosiva altrimenti subirebbe la concorrenza di strutture più dotate di noi per realizzarla (in primis FMI, ma anche ACI).

Possibili evoluzioni?
Lo stesso schema può essere applicato alle auto d’epoca.
Può diventare un social internazionale.